Standard e certificazioni

BRCGS Food Safety Issue 9: requisiti, grading e audit

BRCGS Food Safety Issue 9 spiegato: chi lo gestisce, requisiti fondamentali, gradi AA-D, audit annunciati e non annunciati, documenti da preparare.

Il BRCGS Food Safety è uno standard privato e volontario per la certificazione della sicurezza alimentare degli stabilimenti che trasformano o confezionano alimenti. La versione in uso a ottobre 2026 è la Issue 9, applicata agli audit dal 1° febbraio 2023: è riconosciuta dalla GFSI e viene richiesta soprattutto dalla grande distribuzione ai fornitori di prodotti a marchio.

Questa pagina descrive lo standard in sé: proprietà, struttura, requisiti fondamentali, sistema di valutazione e protocollo di audit. Il confronto con lo standard concorrente è nella pagina BRCGS e IFS a confronto, mentre la risposta breve sul perché vengono richiesti è nella FAQ a cosa servono BRC e IFS.

Chi gestisce lo standard e cosa copre

Lo standard nasce nel 1998 dal British Retail Consortium, l’associazione dei distributori britannici, per avere un unico riferimento con cui valutare i fornitori di prodotti a marchio. La società che gestisce gli standard ha poi assunto il nome BRCGS (Brand Reputation Compliance Global Standards) e nel 2016 è stata acquisita dal gruppo LGC.

Oltre al Food Safety, la famiglia BRCGS comprende standard per imballaggi, magazzinaggio e distribuzione, agenti e broker. Nell’elenco dei programmi riconosciuti la GFSI riporta il Global Standard for Food Safety Issue 9 insieme a Packaging Materials Issue 6, Storage and Distribution Issue 4 e Agents & Brokers Issue 3.

Il Food Safety si applica a siti in cui gli alimenti vengono lavorati o confezionati. Non certifica un’azienda in astratto ma un singolo stabilimento, per i prodotti e i processi indicati nel campo di applicazione (scope) del certificato.

Stato delle versioni a ottobre 2026

La Issue 9 è stata pubblicata ad agosto 2022 e si applica agli audit svolti dal 1° febbraio 2023. A ottobre 2026 la Issue 10 risulta in sviluppo ma non è stata pubblicata né ha una data di applicazione annunciata. Chi si prepara oggi lavora quindi sulla Issue 9 e deve seguire le position statement che BRCGS pubblica per chiarire o modificare singoli requisiti.

Struttura dei requisiti

Lo standard è organizzato in sezioni tematiche. Senza entrare nella numerazione delle clausole, che va letta sul testo ufficiale, i blocchi principali sono:

  1. impegno della direzione e cultura della sicurezza alimentare;
  2. piano di sicurezza alimentare basato sui principi HACCP del Codex Alimentarius;
  3. sistema di gestione della sicurezza e della qualità (documenti, audit interni, fornitori, non conformità, tracciabilità, reclami, richiami);
  4. standard del sito (layout, flussi, attrezzature, manutenzione, pulizia, infestanti);
  5. controllo del prodotto (allergeni, autenticità e frode, imballaggi, analisi);
  6. controllo dei processi (operazioni, etichettatura, quantità, taratura);
  7. personale (formazione, igiene, abbigliamento, sorveglianza sanitaria);
  8. zone ad alto rischio e ad alta cura, dove presenti;
  9. requisiti per i prodotti commercializzati senza lavorazione (traded goods).

Con la Issue 9 è stato rivisto in modo sostanziale il requisito sulla cultura della sicurezza alimentare, che chiede alla direzione un piano con obiettivi e misure di avanzamento. È lo stesso concetto che il Reg. (UE) 2021/382 ha reso obbligatorio per tutti gli operatori, ma qui viene verificato da un auditor privato con i criteri dello schema.

I requisiti fondamentali

Alcuni requisiti sono classificati come fondamentali. Una non conformità maggiore su uno di essi impedisce il rilascio del certificato o ne comporta la sospensione, perché indica che il sistema non regge nel suo insieme. Nella Issue 9 sono dodici e riguardano:

AreaRequisito fondamentale
DirezioneImpegno della direzione; audit interni; azioni correttive e preventive
HACCPPiano di sicurezza alimentare
FilieraGestione dei fornitori di materie prime; tracciabilità
Sito e operazioniLayout, flussi e segregazione; pulizia e igiene; controllo delle operazioni
ProdottoGestione degli allergeni; controllo di etichettatura e confezionamento
PersoneFormazione del personale nelle aree di manipolazione e stoccaggio

Due di questi requisiti si verificano quasi sempre con una prova pratica. La tracciabilità di lotto si controlla chiedendo di ricostruire a monte e a valle un lotto in tempi brevi; la gestione degli allergeni confrontando ricetta, etichetta in uso e registrazioni di pulizia di linea.

Grading e frequenza degli audit

L’esito dell’audit è espresso con un grado in lettere, calcolato sul numero e sulla gravità delle non conformità: critiche, maggiori e minori. Gli audit annunciati ricevono i gradi AA, A, B, C o D; quelli non annunciati gli stessi gradi con il segno ”+” (AA+, A+ e così via). Una non conformità critica, o un numero eccessivo di maggiori, porta al mancato rilascio.

La frequenza dipende dal grado: i siti con gradi alti sono riverificati ogni 12 mesi, quelli con gradi bassi ogni 6 mesi. Le non conformità vanno chiuse con evidenze oggettive entro 28 giorni di calendario dall’audit; per la maggior parte dei gradi C bastano le evidenze documentali, mentre con più non conformità maggiori o con il grado D la chiusura richiede una nuova verifica, che l’ente di certificazione può svolgere in sito o da remoto. Le soglie esatte di ogni grado sono nel protocollo di audit dello standard e vanno lette sulla versione ufficiale in vigore.

Opzioni di audit

La Issue 9 prevede tre modalità. La prima è l’audit annunciato tradizionale, con l’obbligo di almeno un audit non annunciato ogni tre anni: l’ente comunica l’anno, non la data. La seconda è l’audit annunciato blended, diviso in una parte da remoto su documenti e registrazioni e una parte in sito su produzione e magazzini. La terza è il programma non annunciato, scelto volontariamente dal sito e spesso apprezzato dai clienti della distribuzione.

Rapporto con l’HACCP obbligatorio

Il BRCGS non sostituisce gli obblighi del Reg. (CE) 852/2004. Il piano HACCP richiesto dall’articolo 5 resta la base, e l’ASL continua a svolgere i controlli ufficiali anche nello stabilimento certificato. Lo standard aggiunge requisiti gestionali e di prodotto (autenticità, food defense, etichettatura, monitoraggio ambientale) e li fa verificare da un organismo terzo. Il quadro generale è nella pagina su HACCP e standard volontari.

Il Reg. (UE) 2017/625, all’articolo 9, consente all’autorità di tener conto dell’affidabilità dei controlli dell’operatore, compresi i regimi privati di garanzia della qualità, nel programmare la frequenza dei controlli ufficiali. Il certificato può quindi pesare nella categorizzazione del rischio, ma non esonera dall’ispezione.

Processo e documenti da preparare

Un percorso tipico verso la prima certificazione segue questi passi:

  1. acquisto e lettura dello standard e delle linee guida di interpretazione;
  2. analisi dei gap rispetto al sistema HACCP esistente;
  3. adeguamento di documenti, strutture e formazione;
  4. audit interni, prova di tracciabilità e simulazione di richiamo;
  5. scelta di un organismo di certificazione accreditato e approvato da BRCGS;
  6. audit, piano di chiusura delle non conformità, decisione di certificazione.

I documenti che l’auditor chiede quasi sempre sono il piano HACCP con analisi dei pericoli e validazione dei limiti critici, il piano di cultura della sicurezza alimentare, la valutazione di vulnerabilità alle frodi sulle materie prime, il piano di food defense, le registrazioni di approvazione e monitoraggio dei fornitori, il programma di audit interni, il registro dei reclami e il piano di monitoraggio ambientale dove pertinente.

Non conformità ricorrenti

Esempio: un’azienda di 40 addetti che produce sughi pronti a marchio del distributore arriva all’audit con il piano HACCP aggiornato, ma con la valutazione di vulnerabilità alle frodi ferma a tre anni prima, senza considerare un nuovo fornitore di olio. L’auditor rileva una non conformità perché la valutazione non è stata riesaminata a fronte di un cambiamento rilevante.

Altri rilievi frequenti:

  • audit interni pianificati ma non distribuiti nell’anno come richiesto;
  • analisi delle cause radice assente o generica (“errore dell’operatore”);
  • etichette nuove approvate senza verifica incrociata con ricetta e allergeni;
  • prova di tracciabilità che non include imballaggi primari e semilavorati.

Come classificare e chiudere questi rilievi è spiegato in non conformità negli audit.

Costi: i fattori che contano

BRCGS non pubblica un prezzo unico per la certificazione. La spesa dipende dalla durata dell’audit (legata a numero di addetti, studi HACCP e superficie), dalla tariffa dell’organismo di certificazione, dalla quota di registrazione dello schema, dalle trasferte e dagli investimenti per colmare i gap strutturali. A questi si aggiunge il tempo interno del gruppo qualità, spesso la voce più sottovalutata.

Domande frequenti

Il BRCGS Food Safety è obbligatorio per vendere alla GDO?

Nessuna legge lo impone. È un requisito contrattuale: molti distributori lo chiedono ai fornitori di prodotti a marchio, spesso in alternativa ad altri standard riconosciuti dalla GFSI come IFS Food o FSSC 22000. Prima di scegliere conviene leggere i capitolati dei clienti, che indicano quali certificati accettano e, talvolta, quale grado minimo richiedono.

Quanto dura il certificato BRCGS?

Il ciclo è più breve rispetto alle norme ISO: con i gradi migliori l’audit si ripete ogni 12 mesi, con i gradi più bassi ogni 6 mesi. Non esiste quindi un ciclo triennale con sorveglianze come nella ISO 22000. Nell’arco di tre anni il sito deve inoltre ricevere almeno un audit non annunciato, anche se ha scelto l’opzione annunciata.

Un ristorante può certificarsi BRCGS?

Il Food Safety è pensato per stabilimenti che trasformano o confezionano alimenti e riforniscono altri operatori, non per la somministrazione al pubblico. Per un ristorante l’obbligo resta l’autocontrollo previsto dal Reg. 852/2004, organizzato secondo il piano HACCP per il ristorante. Altri standard della famiglia coprono magazzini, imballaggi e intermediari.

Che differenza c’è tra non conformità critica e requisito fondamentale?

La non conformità critica è un livello di gravità: indica un rischio significativo per la sicurezza del prodotto o una violazione di legge, e blocca la certificazione. Il requisito fondamentale è invece una clausola dello standard su cui anche una sola non conformità maggiore basta a impedire o sospendere il certificato.