GFSI: cos'è il benchmarking e quali standard riconosce
GFSI spiegata: chi la promuove, come funziona il benchmarking, quali standard riconosce, cosa cambia con i requisiti 2024 e come usarla per scegliere.
La GFSI (Global Food Safety Initiative) è un’iniziativa del Consumer Goods Forum, avviata nel 2000, che non scrive una norma e non certifica aziende. Confronta gli standard privati di sicurezza alimentare con propri requisiti di riferimento e riconosce quelli conformi, come BRCGS, IFS Food e FSSC 22000, così che un certificato possa essere accettato da più clienti.
Questa pagina spiega il meccanismo del riconoscimento e come usarlo nella scelta di uno standard. Le schede dei singoli schemi sono in BRCGS Food Safety, IFS Food e FSSC 22000.
Chi è e perché è nata
Il Consumer Goods Forum riunisce grandi distributori e produttori di beni di consumo. Alla fine degli anni Novanta ogni catena faceva svolgere audit propri ai fornitori, con criteri diversi: lo stesso stabilimento poteva ricevere molte visite l’anno su requisiti quasi identici. La GFSI nasce per ridurre questa duplicazione con il principio “certificato una volta, accettato ovunque”.
I primi requisiti di benchmarking sono stati definiti da un gruppo di distributori nel 2001. Da allora sono stati rivisti più volte; la versione oggi di riferimento è la 2024.
Come funziona il benchmarking
Il riconoscimento riguarda i proprietari di programmi di certificazione (Certification Programme Owner, CPO), cioè gli enti che scrivono e gestiscono uno standard: BRCGS, IFS, Foundation FSSC e altri. Il CPO presenta domanda e la GFSI verifica che il programma rispetti i Benchmarking Requirements, che in sintesi toccano tre fronti:
- governance e gestione del programma (regole per gli organismi di certificazione, competenza degli auditor, integrità dei certificati);
- requisiti per l’organizzazione certificata: sistema di gestione della sicurezza alimentare, buone pratiche (agricole, di produzione, di distribuzione) e piano HACCP secondo il Codex;
- regole di accreditamento e di audit, allineate alla norma ISO 22003.
Il riconoscimento non vale “in blocco” ma per ambiti di attività (scope), identificati da sigle. Uno standard può quindi essere riconosciuto per la trasformazione degli alimenti ma non per la produzione primaria, o viceversa. Dopo il riconoscimento la GFSI continua a monitorare il programma.
Gli ambiti più ricorrenti
| Sigla | Ambito | Esempi di standard riconosciuti |
|---|---|---|
| BI, BIII | Coltivazione e manipolazione pre-processo di vegetali | GLOBALG.A.P., CanadaGAP, PrimusGFS |
| C0 | Conversione primaria di animali | BRCGS, FSSC 22000, IFS Food |
| CI–CIV | Trasformazione di prodotti animali, vegetali e misti | BRCGS, IFS Food, FSSC 22000, SQF, JFS-C |
| G | Magazzinaggio e distribuzione | BRCGS Storage and Distribution, IFS Logistics |
| I | Imballaggi | BRCGS Packaging Materials, IFS PACsecure |
| FII | Intermediazione (broker, agenti) | BRCGS Agents & Brokers, IFS Broker |
| K | Biochimici e colture usati come ingredienti o coadiuvanti | FSSC 22000, IFS Food, GRMA |
La tabella è una sintesi: l’elenco ufficiale, con le versioni esatte e tutti gli ambiti, è pubblicato e aggiornato sul sito GFSI dei programmi riconosciuti.
I requisiti di benchmarking 2024
La GFSI ha annunciato i Benchmarking Requirements versione 2024 il 20 dicembre 2024. Le modifiche indicate dalla stessa GFSI riguardano l’allineamento ai Principi generali di igiene alimentare del Codex nella versione più recente e alla ISO 22003, un processo di benchmarking più chiaro, un peso maggiore della cultura della sicurezza alimentare e regole più precise per le organizzazioni multisito.
I CPO hanno potuto chiedere il riconoscimento sulla nuova versione dal 6 gennaio 2025; i programmi già riconosciuti sulla versione 2020.1 avevano una finestra di nove mesi, fino al 5 settembre 2025, per presentare domanda. Il dettaglio è nella comunicazione GFSI sui requisiti 2024. Per l’azienda certificata l’effetto arriva in modo indiretto, attraverso le nuove versioni degli standard che i CPO pubblicano per allinearsi.
Cosa la GFSI non fa
Molti equivoci nascono dal pensare alla GFSI come a un ente di certificazione. In realtà:
- non rilascia certificati alle aziende: li rilasciano gli organismi accreditati per lo standard scelto;
- non ha valore di legge: nessuna norma europea o italiana impone uno standard riconosciuto GFSI;
- non sostituisce i controlli ufficiali, che restano regolati dal Reg. (UE) 2017/625;
- non riconosce la sola ISO 22000: è riconosciuto lo schema FSSC 22000, che aggiunge alla norma i programmi di prerequisiti di settore e requisiti propri.
Come usare il riconoscimento GFSI nella scelta
Il riconoscimento è un filtro utile, non una scelta automatica. Una procedura in quattro passi:
- leggi nei capitolati dei clienti se chiedono “uno standard GFSI” in generale o uno standard preciso;
- verifica sul sito GFSI che lo standard sia riconosciuto per lo scope della tua attività (ad esempio CIV per prodotti stabili a temperatura ambiente);
- controlla la versione riconosciuta: se il CPO ha pubblicato una nuova edizione, chiedi all’organismo di certificazione da quando si applica;
- confronta i costi organizzativi degli standard ammessi, considerando ciò che hai già (per esempio una ISO 22000 facilita il passaggio a FSSC 22000).
Esempio: un’azienda che confeziona frutta secca per conto di un distributore europeo riceve un capitolato che chiede “certificazione GFSI per lo scope di trasformazione”. Può scegliere tra più standard riconosciuti; se il cliente non indica preferenze, la scelta segue gli altri clienti e il sistema già in uso. Il confronto tra i due standard di origine distributiva è in BRCGS e IFS a confronto.
Lo stesso ragionamento vale quando si qualificano i propri fornitori. Un certificato secondo uno standard riconosciuto è un buon indizio di affidabilità, ma va controllato: nome e indirizzo del sito, scope, prodotti coperti, data di scadenza e organismo emittente. Ogni proprietario di standard mette a disposizione una banca dati pubblica o riservata dei certificati validi, utile per la qualifica dei fornitori.
Rapporto con l’HACCP
Tutti i programmi riconosciuti incorporano il piano HACCP del Codex, ma l’obbligo di autocontrollo nasce dall’articolo 5 del Reg. (CE) 852/2004 e vale per ogni operatore, certificato o no. Il riconoscimento GFSI misura la solidità di uno standard privato, non la conformità legale di un’azienda. Il rapporto tra i due livelli è spiegato in HACCP e standard volontari.
Domande frequenti
La certificazione GFSI esiste?
Non nel senso letterale. Si parla di “certificazione GFSI” per indicare un certificato rilasciato secondo uno standard riconosciuto dalla GFSI, come BRCGS, IFS Food o FSSC 22000. Il certificato è emesso da un organismo di certificazione accreditato e porta il nome dello standard, non quello della GFSI, che si limita a riconoscere il programma.
La ISO 22000 è riconosciuta dalla GFSI?
No, la ISO 22000 da sola non lo è. È riconosciuto lo schema FSSC 22000, che usa la ISO 22000 come base e aggiunge i prerequisiti tecnici di settore della serie ISO/TS 22002 e requisiti aggiuntivi. Chi ha già la ISO 22000 e deve rispondere a un cliente che chiede uno standard GFSI valuta di solito il passaggio a FSSC 22000.
Un’azienda piccola deve certificarsi secondo uno standard GFSI?
Nessuna norma lo impone. Diventa necessario solo se un cliente lo chiede nel contratto di fornitura. Per un laboratorio artigianale che vende al dettaglio o a ristoranti è sufficiente un sistema HACCP conforme al Reg. 852/2004. Il passaggio a uno standard riconosciuto ha senso quando si entra in filiere con clienti industriali o della grande distribuzione.
Ogni quanto cambia l’elenco degli standard riconosciuti?
L’elenco viene aggiornato quando un CPO ottiene, rinnova o perde il riconoscimento, o pubblica una nuova versione dello standard. Per questo conviene consultare la pagina ufficiale della GFSI prima di firmare un capitolato o scegliere uno schema, invece di affidarsi a elenchi riportati su documenti datati.