Standard e certificazioni

Costi certificazione ISO 22000: voci di spesa e cosa incide

Costi della certificazione ISO 22000: voci una tantum e ricorrenti, da cosa dipende la durata dell'audit, modello di budget triennale e dove risparmiare.

Il costo della certificazione ISO 22000 non ha un listino unico: dipende dalla durata degli audit, fissata dall’organismo secondo i criteri della ISO 22003-1, dal lavoro di implementazione e dalle risorse interne per mantenere il sistema. Le voci si dividono in costi una tantum del primo anno e costi ricorrenti lungo il ciclo triennale di certificazione.

Perché non esiste un prezzo standard

Né ISO né Accredia pubblicano tariffe per la certificazione: ogni organismo formula un’offerta propria. Quello che è regolato è il metodo con cui l’organismo stabilisce il tempo di audit. La ISO 22003-1:2022, la norma che fissa i requisiti per gli organismi che certificano sistemi di gestione per la sicurezza alimentare, contiene una classificazione delle categorie della filiera e un allegato normativo sulla durata minima degli audit. Per questo due offerte serie per lo stesso sito tendono ad avere giornate simili e a differire soprattutto per tariffa giornaliera, spese di trasferta e servizi accessori.

Per lo stesso motivo un preventivo con poche giornate rispetto alla complessità del sito non è un affare: rischia di non essere conforme alle regole di accreditamento o di trasformarsi in costi aggiuntivi in corso d’opera. Il ruolo di accreditamento e vigilanza sugli organismi è spiegato nella pagina sugli enti di certificazione e Accredia.

Le voci di costo

VoceQuando si pagaDa cosa dipende
Gap analysis e progettazione del sistemaAnno 0Stato dell’autocontrollo, numero di prodotti e processi
Supporto esterno o tempo interno per documentiAnno 0Competenze interne disponibili
Formazione del team e del personaleAnno 0 e poi periodicaNumero di persone, turni
Interventi su PRP strutturaliAnno 0, a volte successiviCondizioni di locali e impianti
Validazioni e analisi di laboratorioAnno 0 e ricorrenteNumero di misure di controllo da validare, piano analitico
Audit iniziale (Stage 1 e Stage 2)Anno 0Durata di audit, tariffa, trasferte
Emissione e gestione del certificatoSecondo l’offerta dell’organismoCondizioni contrattuali
Audit di sorveglianzaAnni 1 e 2Durata stabilita dall’organismo
RicertificazioneFine del ciclo triennaleDurata di audit di rinnovo
Gestione ordinaria del sistemaContinuoOre interne per audit interni, riesami, aggiornamenti

L’ultima voce è quella più spesso ignorata nei budget e, in molti casi, la più rilevante nel tempo.

Cosa fa crescere la durata dell’audit

Senza entrare in formule, che sono contenute nella norma e applicate dall’organismo, nella pratica le offerte tengono conto di alcuni fattori ricorrenti:

  • categoria di filiera dell’attività (per esempio trasformazione di prodotti deperibili rispetto a magazzinaggio di prodotti stabili);
  • numero di studi HACCP, cioè famiglie di prodotti o processi con analisi dei pericoli distinte;
  • numero di addetti coinvolti nel campo di applicazione, compresi i turni;
  • numero di siti e attività affidate all’esterno;
  • presenza di un altro sistema di gestione certificato e integrato.

Esempio: un caseificio che produce sia formaggi freschi sia stagionati ha in genere più studi HACCP di un’azienda che confeziona un solo tipo di prodotto secco, e quindi più tempo di audit a parità di addetti. Il percorso dell’audit è descritto nella pagina su come funziona un audit di certificazione.

Modello di budget triennale da compilare

Il modo più affidabile per stimare il costo è un foglio a tre colonne (anno 0, anno 1, anno 2) con ore interne e importi da preventivo. I valori che seguono sono un esempio di calcolo delle ore interne, da sostituire con i propri.

Esempio: azienda di 20 addetti, gruppo per la sicurezza alimentare di 4 persone.

  1. Progetto di implementazione: 4 persone × 3 ore a settimana × 26 settimane = 312 ore.
  2. Formazione del personale: 20 addetti × 4 ore = 80 ore.
  3. Audit interni annuali: 2 auditor × 3 giornate da 8 ore = 48 ore.
  4. Riesame della direzione e aggiornamenti: 3 persone × 8 ore = 24 ore.
  5. Presenza agli audit esterni: ore dell’auditor indicate nell’offerta × persone che lo accompagnano.

Il totale dell’anno 0 (312 + 80 + 48 + 24 = 464 ore, più gli audit) moltiplicato per il costo orario aziendale medio dà la parte interna del budget. Negli anni 1 e 2 restano formazione periodica, audit interni, riesame, sorveglianze e analisi. Confrontare questo dato con il preventivo dell’organismo mostra quasi sempre che il certificato in senso stretto è solo una parte della spesa.

Come contenere i costi senza indebolire il sistema

  • Partire da un autocontrollo solido: un piano HACCP aggiornato riduce il lavoro di progettazione, come spiegato nella guida all’implementazione della ISO 22000.
  • Integrare con ISO 9001 o altri sistemi già certificati: documenti, audit interni e riesame comuni.
  • Formare un auditor interno invece di esternalizzare ogni audit interno.
  • Definire con precisione il campo di applicazione: escludere ciò che non serve ai clienti riduce giornate, ma le esclusioni vanno motivate.
  • Scegliere lo standard che i clienti chiedono davvero: se la GDO richiede uno schema riconosciuto GFSI, certificarsi prima ISO 22000 e poi FSSC 22000 significa pagare due percorsi.
  • Chiedere offerte confrontabili: stesse giornate, stesse voci, trasferte esplicitate.

Costo della non conformità e costo del non certificarsi

Una non conformità maggiore all’audit iniziale comporta tempo per le azioni correttive e, a seconda delle regole dell’organismo, un audit supplementare a pagamento. I criteri con cui vengono classificati i rilievi sono descritti nella pagina sulle non conformità nell’audit.

Dall’altro lato, il costo del non certificarsi va misurato sui contratti persi o non accessibili, non su una stima generica di benefici. Una certificazione non richiesta da nessun cliente difficilmente si ripaga; una richiesta da un capitolato è un requisito d’accesso. In ogni caso la certificazione non riduce gli obblighi di autocontrollo previsti dall’articolo 5 del Reg. CE 852/2004, che restano a carico dell’operatore.

Errori tipici nella valutazione dei costi

  • Confrontare preventivi con giornate di audit diverse senza chiedere perché.
  • Dimenticare sorveglianze e rinnovo nel budget, valutando solo l’anno 0.
  • Ignorare le ore interne del gruppo per la sicurezza alimentare.
  • Sottostimare gli interventi strutturali sui PRP che emergono dalla gap analysis.
  • Considerare il certificato come garanzia contro le sanzioni dei controlli ufficiali.

Domande frequenti

Quanto costa in euro la certificazione ISO 22000?

Non esiste una cifra di riferimento ufficiale: le tariffe sono libere e ogni organismo formula un’offerta. Il costo dell’audit dipende dalla durata, calcolata secondo la ISO 22003-1 in base alla categoria di filiera e alla complessità del sito, e dalla tariffa giornaliera. A questo si sommano implementazione, analisi, formazione e ore interne. L’unico metodo affidabile è chiedere almeno due offerte confrontabili.

Il certificato va pagato ogni anno?

Il certificato ha validità legata al ciclo triennale e viene mantenuto con audit di sorveglianza negli anni intermedi. Le condizioni economiche per emissione e mantenimento dipendono dal contratto con l’organismo. Nel budget vanno quindi previsti costi in tutti e tre gli anni, oltre a quelli interni per audit interni, riesame e aggiornamento del sistema.

Esistono contributi pubblici per la certificazione?

In passato bandi regionali, camerali o di sviluppo rurale hanno finanziato certificazioni di qualità e sicurezza alimentare, ma disponibilità, importi e requisiti cambiano da bando a bando. Prima di avviare il progetto conviene verificare i bandi aperti della propria Regione e della Camera di commercio, perché spesso le spese sostenute prima della domanda non sono ammissibili.

Certificarsi ISO 22000 o FSSC 22000 costa uguale?

No. FSSC 22000 include la ISO 22000 e aggiunge i prerequisiti della serie ISO 22002 e i requisiti aggiuntivi dello schema, con audit più lunghi, almeno un audit non annunciato nel ciclo e maggiori adempimenti. È più oneroso, ma se il cliente chiede uno standard riconosciuto GFSI evita di pagare due percorsi in sequenza.