Ente di certificazione e Accredia: cosa fa l'accreditamento
Ente di certificazione e Accredia spiegati: differenza tra certificazione e accreditamento, norme ISO/IEC applicate, come verificare un certificato food.
Un ente (o organismo) di certificazione è un soggetto terzo che verifica con audit se un’azienda rispetta uno standard, come ISO 22000, BRCGS o IFS, e rilascia il certificato. Accredia è invece l’ente unico italiano di accreditamento, designato dal Governo nel 2009 secondo il Reg. (CE) 765/2008: non certifica le aziende, ma valuta e sorveglia la competenza e l’imparzialità di chi le certifica.
Questa pagina spiega i due livelli, le norme che li regolano e come controllare un certificato alimentare. Lo svolgimento dell’audit in azienda è descritto in come funziona un audit di certificazione.
Certificazione e accreditamento: due livelli diversi
La confusione è frequente perché entrambe le attività producono un attestato. La differenza sta in chi controlla chi.
| Livello | Chi lo svolge | Chi viene valutato | Su quale base |
|---|---|---|---|
| Certificazione | Organismo di certificazione | L’azienda alimentare | Standard volontario (ISO 22000, FSSC 22000, BRCGS, IFS, disciplinari) |
| Accreditamento | Accredia (in Italia) | L’organismo di certificazione, di ispezione o il laboratorio | Norme ISO/IEC della serie 17000 e regole di schema |
| Controllo ufficiale | Autorità competente (ASL, NAS, ICQRF per le frodi) | L’azienda alimentare | Legge (Reg. 852/2004, Reg. 2017/625 e norme collegate) |
Il terzo livello serve a ricordare che certificazione e accreditamento sono volontari e privatistici, mentre il controllo ufficiale è pubblico e obbligatorio. Un’azienda certificata da un organismo accreditato resta soggetta ai controlli dell’ASL.
Accredia: natura e base giuridica
Il Reg. (CE) 765/2008 impone a ogni Stato membro di avere un solo organismo nazionale di accreditamento, che opera senza scopo di lucro e non in concorrenza con gli organismi che valuta. Con la designazione di Accredia, nel 2009, l’Italia si è adeguata a questa regola, unificando il sistema in cui operavano in precedenza strutture distinte per certificazione e laboratori.
Secondo la pagina istituzionale di Accredia, l’ente è un’associazione riconosciuta senza scopo di lucro, opera sotto la vigilanza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e applica la norma ISO/IEC 17011, che fissa i requisiti per gli enti di accreditamento. È organizzato in tre dipartimenti: Certificazione e Ispezione, Laboratori di prova, Laboratori di taratura.
Il mutuo riconoscimento
Accredia è membro di EA, IAF e ILAC e firmatario degli accordi di mutuo riconoscimento EA MLA, IAF MLA e ILAC MRA, ottenuti attraverso valutazioni tra pari fra enti di accreditamento. In pratica un certificato emesso da un organismo accreditato in Italia è considerato equivalente a quello emesso da un organismo accreditato da un altro firmatario, e viceversa. È ciò che rende spendibile all’estero una certificazione alimentare.
Le norme che regolano gli organismi
Ogni tipo di attività ha la sua norma di accreditamento. Quelle che contano nel settore alimentare sono:
- ISO/IEC 17021-1: organismi che certificano sistemi di gestione, come ISO 22000, FSSC 22000 o ISO 9001; per la sicurezza alimentare è integrata dalla ISO 22003-1:2022;
- ISO/IEC 17065: organismi che certificano prodotti, processi e servizi, come gli standard BRCGS e IFS, i prodotti DOP e IGP e il biologico;
- ISO/IEC 17020: organismi di ispezione;
- ISO/IEC 17025: laboratori di prova e taratura, compresi quelli che eseguono analisi per l’autocontrollo e per i controlli ufficiali (vedi laboratorio accreditato ISO 17025).
Le regole dei singoli schemi si aggiungono a queste norme. Un organismo accreditato per la ISO 22000 non è automaticamente abilitato per BRCGS o IFS: deve essere accreditato per quello specifico schema e approvato dal proprietario dello standard.
Cosa garantisce un organismo accreditato
L’accreditamento verifica in particolare:
- imparzialità: l’organismo non può fare consulenza sul sistema che certifica e deve gestire i conflitti di interesse dei propri auditor;
- competenza: gli auditor devono essere qualificati per il settore e per le categorie di prodotto dello scope;
- metodo: durata degli audit, campionamento dei siti e decisioni di certificazione seguono regole documentate;
- ricorsi e reclami: l’azienda certificata e i terzi hanno un canale formale per contestare decisioni.
Questa struttura è quella che dà peso ai tempi di chiusura dei rilievi descritti in non conformità negli audit: l’organismo che non li applica rischia a sua volta rilievi da parte dell’ente di accreditamento.
Come verificare un certificato: checklist
Quando si qualifica un fornitore o si sceglie un organismo, conviene controllare:
- nome e indirizzo del sito certificato, che devono coincidere con lo stabilimento da cui arriva la merce;
- standard e versione indicati, e lo scope (prodotti e processi coperti);
- date di emissione e scadenza, e lo stato attuale (valido, sospeso, revocato);
- nome dell’organismo e presenza del marchio di accreditamento con il riferimento allo schema;
- riscontro nelle banche dati: quella di Accredia sugli organismi accreditati e, per BRCGS, IFS e FSSC, le banche dati dei proprietari dello standard.
Esempio: un’azienda dolciaria riceve da un nuovo fornitore di nocciole un certificato IFS valido, ma lo scope copre solo la sgusciatura, non la tostatura che il fornitore svolge in un secondo stabilimento. Il certificato è autentico, ma non copre il prodotto acquistato. La verifica rientra nella qualifica dei fornitori.
Come scegliere l’organismo di certificazione
Il prezzo dell’offerta è solo uno dei criteri. Conviene confrontare almeno questi elementi: accreditamento e approvazione per lo standard e per le categorie di prodotto richieste; disponibilità di auditor qualificati per il proprio settore e in grado di condurre l’audit in italiano; durata dell’audit proposta e modo in cui è stata calcolata; tempi medi di emissione del rapporto e del certificato; gestione degli audit non annunciati e dei periodi di indisponibilità. Chiedere un’offerta a più organismi aiuta anche a capire se la durata stimata è coerente.
Un equivoco ricorrente: corsi HACCP “accreditati”
Gli enti che erogano i corsi di formazione per alimentaristi non sono accreditati da Accredia per questa attività. Dove le Regioni prevedono requisiti per chi forma, si tratta di autorizzazioni o riconoscimenti regionali, diversi da Regione a Regione. La differenza è spiegata in chi può erogare il corso HACCP.
Domande frequenti
Una certificazione non accreditata ha valore?
È legale, ma ha un peso minore. Un certificato emesso da un organismo non accreditato non beneficia del mutuo riconoscimento internazionale e di solito non è accettato dalla grande distribuzione né negli schemi riconosciuti dalla GFSI, dove l’accreditamento per lo specifico schema è un requisito. Prima di firmare un contratto conviene verificare l’accreditamento per lo standard e lo scope richiesti.
Accredia certifica direttamente le aziende alimentari?
No. Accredia accredita organismi di certificazione, organismi di ispezione e laboratori; non rilascia certificati alle aziende. Se un documento presenta Accredia come ente che ha certificato un’impresa, è un’indicazione errata. Sul certificato compare il marchio di accreditamento dell’organismo che ha condotto l’audit e preso la decisione di certificazione.
Posso cambiare organismo di certificazione durante il ciclo?
Sì, gli schemi prevedono regole per il trasferimento dei certificati tra organismi accreditati. Il nuovo organismo esamina la situazione del certificato, i rilievi aperti e l’ultimo rapporto di audit prima di accettare il trasferimento. Conviene evitarlo con non conformità maggiori aperte o durante una sospensione, perché il trasferimento non le cancella.
L’accreditamento è obbligatorio per gli organismi?
Per i sistemi volontari dipende dallo schema: GFSI e proprietari degli standard lo richiedono. Per alcune attività regolate dalla legge, come i controlli su DOP, IGP e biologico, l’accreditamento ISO/IEC 17065 è previsto dalla normativa per gli organismi di controllo autorizzati, insieme all’autorizzazione del Ministero competente.