Standard e certificazioni

BRCGS vs IFS Food: differenze e quale standard scegliere

BRCGS vs IFS Food a confronto: valutazione, requisiti bloccanti, frequenza degli audit, audit non annunciati e criteri pratici per scegliere lo standard.

BRCGS Food Safety e IFS Food sono entrambi standard volontari riconosciuti dalla GFSI per gli stabilimenti alimentari, con un audit ogni anno o più spesso. Cambiano il modo di esprimere il risultato (gradi in lettere contro punteggio percentuale), i requisiti bloccanti e la diffusione: BRCGS è più richiesto dai clienti britannici, IFS da quelli tedeschi, francesi e italiani.

Questa pagina serve a decidere. Le schede complete dei due standard sono in BRCGS Food Safety Issue 9 e IFS Food versione 8; qui si mettono a confronto gli elementi che pesano sulla scelta e sull’organizzazione del lavoro.

Le versioni in vigore a ottobre 2026

Il confronto vale per le versioni oggi applicate negli audit. Per il BRCGS è la Issue 9, pubblicata ad agosto 2022 e applicata dal 1° febbraio 2023; la Issue 10 è in sviluppo senza data di applicazione annunciata. Per l’IFS è la versione 8, pubblicata ad aprile 2023 e obbligatoria dal 1° gennaio 2024, senza una versione successiva annunciata.

Entrambe compaiono nell’elenco dei programmi riconosciuti dalla GFSI, con ambiti di certificazione in gran parte sovrapposti (trasformazione di prodotti animali, vegetali e misti, oltre ad altre categorie). Per un distributore che chiede “uno standard GFSI” i due certificati sono quindi in linea di principio equivalenti, ma molti capitolati indicano espressamente quali accettano.

Tabella di confronto

ElementoBRCGS Food Safety (Issue 9)IFS Food (v8)
ProprietarioBRCGS, nato dal British Retail Consortium (gruppo LGC dal 2016)IFS Management GmbH, di proprietà di HDE (Germania) e FCD (Francia)
Esito dell’auditGrado in lettere: AA, A, B, C, D (con ”+” se non annunciato)Punteggio percentuale: Higher Level ≥ 95%, Foundation Level 75–95%
Classi di rilievoNon conformità critiche, maggiori, minoriValutazioni A, B, C, D; non conformità maggiori; KO
Requisiti bloccanti12 requisiti fondamentali10 requisiti KO
Frequenza12 mesi con gradi alti, 6 mesi con gradi bassi12 mesi
Audit non annunciatiAlmeno uno ogni tre anni con l’opzione annunciata; programma non annunciato volontarioAlmeno un audit ogni tre non annunciato
Chiusura dei rilieviEvidenze entro 28 giorni di calendarioCorrezioni e piano entro 4 settimane dal ricevimento del piano d’azione

Il BRCGS offre inoltre l’audit annunciato blended, con documenti e registrazioni esaminati da remoto e la parte di produzione in sito. Le soglie dei gradi BRCGS e i dettagli delle detrazioni IFS, riportati nel testo ufficiale IFS Food v8, sono spiegati nelle rispettive schede: qui conta capire che il primo ragiona per conteggio di non conformità, il secondo per somma di punti.

Grading e scoring: cosa cambia in pratica

Nel BRCGS ogni rilievo è una non conformità classificata per gravità, e il grado nasce dal loro numero. Nell’IFS ogni requisito riceve un voto: anche una conformità “quasi piena” (B) toglie punti rispetto ad A, e il risultato è una percentuale.

La conseguenza pratica riguarda la preparazione. Con l’IFS conviene lavorare per eliminare le deviazioni minori diffuse, perché molte B e C abbassano il punteggio anche senza alcuna non conformità grave. Con il BRCGS il numero di rilievi minori conta per il grado, ma il rischio principale è una maggiore su un requisito fondamentale, che blocca il certificato.

Requisiti bloccanti a confronto

Le aree bloccanti dei due standard si sovrappongono in gran parte: impegno della direzione, piano HACCP o monitoraggio dei CCP, tracciabilità, audit interni, azioni correttive. Il BRCGS rende fondamentali anche layout e segregazione, pulizia, allergeni, etichettatura e formazione; l’IFS mette tra i KO igiene del personale, specifiche delle materie prime, accordi con il cliente, corpi estranei e richiami. In entrambi i casi la tracciabilità di lotto va dimostrata con una prova, non solo descritta.

Cosa hanno in comune

Al di là del metodo di valutazione, l’impianto è simile:

  • piano HACCP secondo i principi del Codex Alimentarius;
  • cultura della sicurezza alimentare con obiettivi e misure, in linea con il Reg. (UE) 2021/382;
  • valutazione della vulnerabilità alle frodi e piano di food defense;
  • qualifica e monitoraggio dei fornitori;
  • gestione di reclami, ritiri e richiami;
  • audit da parte di organismi di certificazione accreditati e approvati dal proprietario dello standard.

Nessuno dei due sostituisce l’obbligo di autocontrollo previsto dall’articolo 5 del Reg. (CE) 852/2004 né i controlli ufficiali dell’ASL.

Come scegliere: checklist decisionale

La scelta non dipende da quale standard sia “migliore”, ma da chi deve leggere il certificato. Una sequenza pratica:

  1. Raccogli i capitolati dei clienti attuali e di quelli che vuoi acquisire, e annota quali standard e quali livelli minimi accettano.
  2. Pesa i clienti per fatturato: se la quota principale chiede IFS (tipico per la distribuzione italiana, tedesca e francese) parti da quello; se prevale il Regno Unito, parti dal BRCGS.
  3. Verifica se un cliente accetta anche FSSC 22000: per chi ha già una ISO 22000 può essere la strada con meno lavoro aggiuntivo.
  4. Valuta il carico degli audit: due standard significano due audit l’anno, due serie di rilievi e due piani d’azione.
  5. Controlla quali organismi accreditati sono approvati per lo standard scelto e per la tua categoria di prodotto.

Esempio: un pastificio con 60 addetti vende il 70% a catene italiane che chiedono IFS e il 15% a un importatore britannico che chiede BRCGS. Una soluzione frequente è certificarsi prima IFS, poi verificare con l’importatore se accetta il certificato IFS come standard GFSI; solo se lo rifiuta si aggiunge il BRCGS, sfruttando lo stesso sistema documentale.

Doppia certificazione: come organizzarla

Quando servono entrambi, il sistema di gestione resta uno: stesso piano HACCP, stesse procedure, stesse registrazioni. Si prepara una tabella di corrispondenza tra le clausole dei due standard e si annotano solo le differenze, come le frequenze degli audit interni, i contenuti della valutazione di autenticità o le regole sugli audit non annunciati. Gli audit interni possono coprire entrambi con un’unica checklist di audit interno estesa.

Domande frequenti

BRCGS e IFS sono equivalenti per la GDO?

Entrambi sono riconosciuti dalla GFSI, quindi rispondono allo stesso criterio di riferimento. Questo non obbliga però un distributore ad accettarli entrambi: ogni catena decide nel proprio capitolato. In Italia l’IFS è molto diffuso tra i fornitori di prodotti a marchio, mentre il BRCGS è spesso richiesto da clienti del Regno Unito e da alcuni gruppi internazionali.

Quale dei due è più difficile da ottenere?

Non esiste una risposta valida per tutti. L’IFS penalizza le molte deviazioni minori attraverso il punteggio; il BRCGS penalizza soprattutto le non conformità su requisiti fondamentali. Un sistema HACCP solido, audit interni seri e prove pratiche di tracciabilità e richiamo preparano a entrambi. La difficoltà dipende più dal punto di partenza dello stabilimento che dallo standard.

Posso avere un solo audit per entrambi gli standard?

Sono due schemi distinti, con proprie checklist, regole e decisioni di certificazione, quindi servono due audit. Alcuni organismi organizzano le visite in giorni vicini per ridurre trasferte e disagi, ma ciascun audit deve rispettare il proprio protocollo, inclusi gli obblighi di audit non annunciato previsti da ciascuno standard.

Serve uno di questi standard per fare HACCP?

No. L’HACCP è un obbligo di legge per tutti gli operatori e si applica anche senza certificazioni volontarie. BRCGS e IFS presuppongono un piano HACCP funzionante e lo verificano, ma non lo sostituiscono. Per la distinzione completa vedi HACCP e standard volontari.