Fondamenti HACCP

Misure di controllo HACCP: definizione, scelta e validazione

Le misure di controllo HACCP secondo Codex e ISO 22000: definizione, differenza con limite critico e monitoraggio, come sceglierle, validarle e combinarle.

Una misura di controllo è qualsiasi azione o attività che può essere usata per prevenire o eliminare un pericolo alimentare o ridurlo a un livello accettabile. È ciò che concretamente tiene sotto controllo i pericoli individuati dall’analisi: la cottura, la refrigerazione, il lavaggio, la qualifica dei fornitori. Il limite critico, il monitoraggio e la verifica servono a dimostrare che la misura funziona.

La definizione nel Codex e nella ISO 22000

La definizione citata sopra è quella del Codex Alimentarius nei principi generali di igiene alimentare (CXC 1-1969, revisione 2020), pubblicati sul sito FAO del Codex. È ampia: comprende sia le buone pratiche igieniche sia le misure applicate nei CCP. La ISO 22000:2018 usa invece una definizione più ristretta, che considera misura di controllo solo l’azione o attività essenziale per prevenire un pericolo significativo o ridurlo a un livello accettabile. Le misure generiche, per la norma ISO, restano programmi prerequisiti.

Le due impostazioni non si contraddicono, ma producono documenti diversi. Chi lavora secondo il solo Reg. CE 852/2004 segue di norma il lessico Codex, a cui il considerando 15 del regolamento rinvia esplicitamente; chi è certificato ISO 22000 o FSSC 22000 deve usare la definizione ISO. Il quadro dei principi Codex è nella pagina sui principi generali d’igiene del Codex.

Prevenire, eliminare, ridurre

Ogni misura agisce sul pericolo in uno di tre modi, e il modo determina quanto pesa nel piano.

EffettoCosa significaEsempi
PrevenireImpedisce che il pericolo entri nel prodotto o si sviluppiQualifica dei fornitori, separazione crudo/cotto, catena del freddo, gestione vetri
EliminareRimuove o distrugge il pericolo presenteCottura, pastorizzazione, setacciatura, metal detector con scarto
RidurrePorta il pericolo sotto il livello accettabileLavaggio e disinfezione di vegetali, acidificazione, riduzione dell’attività dell’acqua

Una misura che elimina il pericolo in modo specifico, in una fase progettata per farlo, è la candidata tipica a diventare CCP. Le misure di prevenzione, invece, sono spesso gestite come prerequisiti o come OPRP. La classificazione completa è spiegata in PRP, OPRP e CCP: la differenza.

Misura, parametro, limite: non confonderli

Molti piani HACCP perdono chiarezza perché usano come sinonimi concetti distinti. Le definizioni Codex aiutano a separarli.

  • Misura di controllo: l’azione (cuocere il pollo).
  • Parametro di controllo: la grandezza che dice se l’azione è stata eseguita bene (temperatura al cuore e tempo).
  • Limite critico: il criterio, misurabile o osservabile, che separa l’accettabile dall’inaccettabile per quella misura in un CCP.
  • Monitoraggio: la sequenza pianificata di osservazioni o misurazioni per valutare se la misura è sotto controllo (sonda inserita a ogni infornata, registrazione).
  • Validazione: ottenere prove che la misura, se applicata correttamente, è in grado di controllare il pericolo fino al risultato atteso.
  • Verifica: metodi, procedure, prove e valutazioni, oltre al monitoraggio, per stabilire se la misura funziona o ha funzionato come previsto.

La differenza tra le ultime due è approfondita in verifica e validazione.

Come si sceglie una misura di controllo

La scelta parte dall’analisi dei pericoli, che individua i pericoli significativi, cioè quelli che in assenza di controllo hanno ragionevole probabilità di presentarsi a livelli inaccettabili. Il Codex definisce pericolo significativo quello che, in assenza di controllo, ha una ragionevole probabilità di presentarsi a un livello superiore a quello accettabile e il cui controllo è essenziale considerato l’uso previsto dell’alimento. Due elementi della definizione guidano la scelta: la probabilità e l’uso previsto. Lo stesso pericolo, per esempio la presenza di spore in una farina, può essere non significativo per un pane cotto e venduto in giornata e significativo per un prodotto destinato a una popolazione vulnerabile o conservato a lungo. Per ogni pericolo significativo si procede così:

  1. elencare le misure possibili lungo tutto il diagramma di flusso, non solo nella fase in cui il pericolo compare;
  2. verificare se i prerequisiti già in atto bastano a controllarlo;
  3. se non bastano, individuare la misura specifica più efficace e la fase in cui applicarla;
  4. stabilire il parametro e il criterio di accettabilità (limite critico o criterio d’azione);
  5. validare la misura, prima di applicarla o dopo una modifica;
  6. definire monitoraggio, correzioni e azioni correttive, registrazioni;
  7. pianificare la verifica periodica dell’efficacia.

Il Codex chiede che le misure essenziali per raggiungere un livello accettabile di sicurezza siano validate scientificamente. Fonti tipiche di validazione sono i binomi tempo/temperatura riconosciuti in letteratura o nelle guide di buona prassi, i criteri microbiologici del Reg. CE 2073/2005, gli studi di durabilità e le prove sul campo con l’attrezzatura reale.

Esempio: un pericolo, più misure

Esempio: in un ristorante che serve tartare di manzo il pericolo considerato è E. coli produttore di Shiga-tossine (STEC), che non viene eliminato perché la carne non è cotta. Non esiste una singola fase che azzeri il pericolo, quindi il controllo si costruisce per barriere successive.

FaseMisuraEffettoGestione
AcquistoFornitore qualificato, specifica per carne destinata al consumo crudoPrevienePRP rafforzato con verifica documentale
Ricevimento e stoccaggioCatena del freddoPreviene la moltiplicazionePRP con registrazione temperature
PreparazioneMacinatura o taglio al momento, attrezzi dedicati e disinfettatiPreviene la diffusioneOPRP o GHP con maggiore attenzione
ServizioConsumo immediato, informazione al consumatore se prevista dalla guida di riferimentoLimita l’esposizioneProcedura di servizio

Nessuna di queste misure, da sola, renderebbe accettabile il rischio; la combinazione sì, a condizione che ciascuna sia applicata con costanza. È il principio delle barriere multiple, coerente con l’approccio basato sul rischio. Quando nessuna combinazione realistica porta il rischio a un livello accettabile, il Codex indica di modificare la fase, il processo o il prodotto.

Checklist: la misura di controllo è ben documentata?

  • Il pericolo controllato è indicato in modo specifico (non “contaminazione” generica).
  • La fase del diagramma di flusso in cui si applica è identificata.
  • Esiste una prova di validazione citata nel manuale (fonte, studio, guida).
  • È definito un criterio misurabile o osservabile per dire se la misura è stata applicata.
  • Chi monitora, con quale strumento e con quale frequenza è scritto.
  • Lo strumento di misura è tarato (vedi taratura degli strumenti).
  • È prevista l’azione da compiere se la misura fallisce, compresa la gestione del prodotto.
  • È programmata una verifica periodica di efficacia.

Errori tipici in ispezione

Il più frequente è descrivere la misura senza un criterio verificabile: “le verdure vengono lavate accuratamente”. Il secondo è applicare una misura non validata, per esempio una cottura sottovuoto a bassa temperatura impostata a sensazione, senza un riferimento tempo/temperatura che dimostri la riduzione del pericolo. Un altro errore, meno visibile, riguarda la combinazione di misure: il manuale elenca molte barriere ma non indica quale sia quella su cui poggia davvero il controllo, così in caso di guasto nessuno sa se il prodotto va bloccato. Il terzo, infine, è non rivalutare le misure dopo un cambiamento: un nuovo forno, un nuovo fornitore, una nuova ricetta. Il Reg. CE 852/2004, art. 5, chiede di riesaminare le procedure ogni volta che si modifica il prodotto, il processo o qualsiasi fase (testo su EUR-Lex).

Domande frequenti

Che differenza c’è tra misura di controllo e azione correttiva?

La misura di controllo agisce in condizioni normali per tenere il pericolo sotto controllo, per esempio la cottura. L’azione correttiva interviene quando il monitoraggio mostra che la misura ha fallito: prolungare la cottura, isolare il prodotto, individuare la causa del guasto. La prima è prevista in ogni ciclo, la seconda solo in caso di deviazione.

La pulizia è una misura di controllo?

Per il Codex sì, perché è un’azione che previene un pericolo; rientra però di norma nei prerequisiti. Per la ISO 22000 la pulizia generale è un PRP, mentre la pulizia mirata a un pericolo significativo, come quella al cambio produzione per gli allergeni, può diventare una misura di controllo gestita come OPRP.

Ogni misura di controllo va validata?

Il Codex chiede la validazione scientifica delle misure essenziali per raggiungere un livello accettabile di sicurezza, quindi soprattutto di quelle nei CCP e negli OPRP. Per i prerequisiti di buona prassi è di norma sufficiente il riferimento a guide riconosciute e la verifica della loro applicazione.

Si può avere una misura di controllo senza limite critico?

Sì. Il limite critico è richiesto solo per le misure applicate in un CCP. Le misure gestite come OPRP hanno criteri d’azione, quelle nei prerequisiti hanno standard e frequenze di buona prassi. Ogni misura, però, deve avere un modo concreto per verificarne l’applicazione.