I 7 principi del Codex

Principio 4 HACCP: il monitoraggio dei CCP spiegato

Principio 4 HACCP: cosa richiedono Codex e Reg. 852/2004 sul monitoraggio dei CCP, come definire metodo, frequenza, responsabile e registrazioni.

Il quarto principio HACCP chiede di stabilire un sistema di monitoraggio per ogni punto critico di controllo: una sequenza pianificata di osservazioni o misurazioni che dice, in tempo utile, se il limite critico è rispettato. Il piano deve indicare cosa si misura, come, con quale frequenza, chi lo fa e dove si registra.

Cosa richiedono il Codex e il Reg. 852/2004

Il Codex Alimentarius (CXC 1-1969, revisione 2020) formula il principio 4 come “stabilire un sistema per monitorare il controllo dei CCP” e lo sviluppa nella fase 9 della sequenza applicativa. Monitorare significa condurre una sequenza pianificata di osservazioni o misurazioni dei parametri di controllo per valutare se una misura di controllo funziona come previsto.

Nel diritto UE l’obbligo è all’art. 5, paragrafo 2, lettera d) del Reg. CE 852/2004: l’operatore deve stabilire e applicare procedure di sorveglianza efficaci nei punti critici di controllo. Nella versione italiana del regolamento “sorveglianza” è il termine che corrisponde a monitoring. Il testo è disponibile su EUR-Lex; la Commissione ha chiarito l’applicazione dei sistemi di gestione della sicurezza alimentare, compresa la flessibilità per le piccole imprese, nella comunicazione 2022/C 355/01.

Il monitoraggio è il ponte tra il limite critico del principio 3 e le azioni correttive del principio 5: misura, confronta, e quando il valore esce dai limiti attiva la reazione.

Le tre funzioni del monitoraggio

  1. Rilevare tempestivamente una deviazione, in modo da isolare e valutare il prodotto coinvolto prima che lasci la fase o l’azienda.
  2. Segnalare le tendenze verso la perdita di controllo, così da regolare il processo prima del superamento del limite critico.
  3. Produrre registrazioni che dimostrano, in sede di verifica interna e di controllo ufficiale, che il CCP è stato effettivamente gestito.

Se una di queste funzioni manca, il CCP esiste solo sulla carta. Un monitoraggio che rileva la deviazione a prodotto già consumato non soddisfa il requisito di tempestività indicato dal Codex.

Gli elementi del piano di monitoraggio

Per ogni CCP la scheda deve rispondere a cinque domande. La tabella mostra un esempio compilato per una cottura in un ristorante:

ElementoDomandaEsempio: cottura del pollame
ParametroCosa si misura?Temperatura al cuore del pezzo più spesso
Metodo e strumentoCome si misura?Sonda a infissione tarata, inserita al centro geometrico
FrequenzaQuando e quanto spesso?Ogni infornata, a fine cottura
ResponsabileChi misura e chi valuta?Cuoco di linea; capo cucina valuta e firma
RegistrazioneDove resta traccia?Registro cottura o app, con ora, valore e firma

Il Codex aggiunge due requisiti spesso trascurati: il personale che esegue il monitoraggio deve sapere cosa fare quando il valore indica la necessità di intervenire, e i dati devono essere valutati da una persona designata con conoscenze e autorità sufficienti per avviare le azioni correttive. Il modello pronto da compilare è nella checklist CCP e monitoraggio.

Metodi: misure fisiche e chimiche prima di tutto

La maggior parte dei CCP riguarda processi in corso, per cui il risultato serve subito. Per questo il Codex indica di preferire misure fisiche e chimiche rapide (temperatura, tempo, pH, aw, concentrazione, osservazioni visive descritte) rispetto alle analisi microbiologiche, che richiedono giorni e sono più adatte alla verifica.

Le osservazioni visive sono accettabili quando il limite critico è osservabile: integrità di un setaccio, presenza dell’etichetta corretta, funzionamento del metal detector con campioni test. In questi casi la scheda deve descrivere con precisione cosa l’operatore guarda e quale esito è accettabile.

Strumenti tarati

Una misura vale quanto lo strumento che la produce. Sonde, termometri, pH-metri e data logger vanno sottoposti a controlli periodici di taratura, registrati e collegati all’identificativo dello strumento. Le modalità sono descritte nella pagina sulla taratura degli strumenti HACCP. L’incertezza risultante dalla taratura è anche la base per calcolare il margine del limite operativo.

Come scegliere la frequenza

Quando il monitoraggio non è continuo, la frequenza deve essere sufficiente a indicare che il CCP è sotto controllo. Non esiste un numero fissato per legge: va motivata con criteri come questi.

  1. Velocità con cui il parametro può cambiare: un calo di temperatura in pastorizzazione è rapido, un aumento in cella frigorifera è graduale.
  2. Quantità di prodotto lavorata tra due misure, cioè quanto prodotto andrebbe isolato se si scoprisse una deviazione.
  3. Gravità del pericolo e popolazione servita (per esempio mense scolastiche o ospedaliere).
  4. Distanza abituale tra il valore misurato e il limite critico.
  5. Storico delle deviazioni del CCP.

Quando possibile il Codex raccomanda il monitoraggio continuo. Il confronto dettagliato tra le due modalità, con il calcolo del prodotto a rischio tra due controlli, è nella pagina sul monitoraggio continuo e discontinuo.

Esempio di piano di monitoraggio per un piccolo ristorante

Esempio: un ristorante con 4 addetti ha individuato due CCP, la cottura delle carni e l’abbattimento dei cibi cotti destinati alla conservazione.

CCPParametroLimite critico (da piano)FrequenzaChiRegistrazione
Cottura carniT al cuoreValore validato nel pianoOgni infornata o padellata destinata a più porzioniCuocoRegistro cottura
AbbattimentoT al cuore e tempoTemperatura e tempo validatiOgni ciclo, a inizio e fineCuocoRegistro abbattimento

Nel secondo caso il parametro è doppio: non basta leggere la temperatura finale, serve l’ora di inizio e quella di fine per dimostrare che il tempo è stato rispettato. Chi registra solo il valore finale non può provare la velocità di raffreddamento.

Registrazioni: cosa deve contenere ogni riga

Ogni registrazione di monitoraggio dovrebbe riportare data e ora, prodotto o lotto, valore misurato con unità, identificativo dello strumento, firma o sigla di chi ha misurato e, quando previsto, di chi ha verificato. Le registrazioni rientrano nel principio 7 sulla documentazione; i tempi di conservazione sono trattati nella pagina sulle registrazioni HACCP.

Errori frequenti in ispezione

  • Registri compilati a fine giornata con valori tutti identici: segnalano che la misura non è stata eseguita al momento.
  • Temperatura misurata sull’ambiente (forno, cella) invece che sul prodotto quando il limite riguarda il cuore dell’alimento.
  • Frequenza non scritta o non motivata (“periodicamente”).
  • Nessuna indicazione su chi valuta i dati e decide le azioni correttive.
  • Strumenti senza identificativo né registro di taratura.
  • Data logger installati ma dati mai scaricati né riesaminati.

Domande frequenti

Monitoraggio e verifica sono la stessa cosa?

No. Il monitoraggio è la misura di routine del parametro del CCP, svolta da chi lavora sul processo per decidere in tempo reale. La verifica, oggetto del principio 6, controlla a posteriori che il sistema funzioni: riesame delle registrazioni, taratura degli strumenti, analisi di laboratorio, audit. Il monitoraggio fornisce i dati che la verifica esamina.

Le registrazioni digitali sono valide?

Sì. Il Reg. CE 852/2004 chiede documenti e registrazioni adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, senza imporre la carta. App, software e data logger sono accettabili se i dati sono attribuibili a una persona, datati, non modificabili senza traccia e disponibili all’autorità di controllo su richiesta.

Chi può eseguire il monitoraggio di un CCP?

Qualunque addetto formato sulla procedura specifica: deve conoscere il limite critico, il corretto uso dello strumento e la reazione prevista in caso di deviazione. La formazione degli alimentaristi è richiesta dal Reg. 852/2004, Allegato II, Capitolo XII. La valutazione dei dati spetta a una persona designata con l’autorità di avviare le azioni correttive.

Ogni quanto va misurata la temperatura di un CCP?

La normativa non fissa una frequenza unica: dipende dal processo. Una cottura si controlla di norma per ogni ciclo, un abbattimento all’inizio e alla fine di ogni ciclo, un processo industriale spesso in continuo. La frequenza scelta va scritta nel piano e motivata in base alla rapidità di variazione del parametro e al prodotto a rischio.