I 7 principi del Codex

Albero decisionale HACCP del Codex: le domande una per una

Albero decisionale del Codex per i CCP domanda per domanda: versione aggiornata con filtro dei prerequisiti, confronto col vecchio schema ed esempio.

L’albero decisionale del Codex è una sequenza di domande sì/no che, applicata a ogni coppia fase-pericolo significativo, aiuta a stabilire se quella fase è un punto critico di controllo (CCP). Nella versione aggiornata del codice CXC 1-1969 si parte chiedendo se il pericolo è già controllato dai programmi prerequisiti; poi si valuta se esistono misure specifiche, se la fase elimina o riduce il pericolo e se lo fa una fase successiva.

A cosa serve e quando si usa

L’albero è lo strumento classico del principio 2, determinazione dei CCP. Il Codex Alimentarius lo presenta come esempio: la determinazione dei CCP “può essere facilitata” da un albero decisionale, ma sono ammessi altri approcci, come la consultazione di esperti. Il Reg. (CE) 852/2004 non lo cita affatto, e nemmeno la Comunicazione della Commissione 2022/C 355/01 lo rende obbligatorio. Ciò che conta, in un controllo ufficiale, è poter mostrare il ragionamento con cui ogni fase è stata classificata.

Due condizioni preliminari vanno rispettate prima di porre la prima domanda:

  1. l’albero si applica solo ai pericoli risultati significativi nel principio 1, analisi dei pericoli, eventualmente con l’aiuto della matrice di valutazione del rischio;
  2. si ragiona per coppie fase-pericolo: la stessa fase può essere CCP per un pericolo e non per un altro.

Il testo ufficiale del codice, con il diagramma dell’albero, è pubblicato sul sito FAO del Codex Alimentarius, sezione codici di prassi.

Che cosa è cambiato rispetto al vecchio albero

Per vent’anni si è usato l’albero allegato alla versione 2003 del CXC 1-1969, con quattro domande. La revisione del 2020 ha riscritto l’intero codice e ha cambiato il contesto in cui l’albero si applica: introduce il concetto di pericolo significativo, le buone pratiche igieniche (GHP) che richiedono maggiore attenzione e la possibilità esplicita che un pericolo significativo sia controllato dai prerequisiti. Il diagramma dell’albero è stato poi aggiornato con una modifica successiva, adottata nel 2022, che porta in apertura il filtro dei prerequisiti.

AspettoAlbero CXC 1-1969 rev. 2003Albero nella versione aggiornata
Pericoli a cui si applicaOgni pericolo identificatoSolo i pericoli significativi
Prima domandaEsistono misure preventive in questa fase?Il pericolo è controllato in modo adeguato dai programmi prerequisiti (GHP)?
Ruolo dei prerequisitiImplicito, fuori dall’alberoEsplicito: se bastano, la fase non è CCP
Domanda “la contaminazione può verificarsi o aumentare?”Presente (Q3)Non più centrale: il filtro sulla significatività è già avvenuto prima
Esito “modificare il processo”Presente se non esistono misure e il controllo è necessarioMantenuto
NaturaEsempio, non obbligatorioEsempio, non obbligatorio

Le domande della versione aggiornata, una per una

Le formulazioni che seguono sono una resa in italiano del senso delle domande; per un manuale certificato conviene riportare anche il testo inglese ufficiale del diagramma.

Domanda 1: il pericolo è controllato dai programmi prerequisiti?

Si chiede se, in questa fase, il pericolo significativo è già controllato a un livello accettabile dai programmi prerequisiti, come le GHP, eventualmente con l’attenzione maggiore che il Codex prevede per le buone pratiche con impatto più forte sulla sicurezza.

  • Sì: la fase non è un CCP per quel pericolo. Il controllo resta nel prerequisito, che va documentato ed eventualmente rafforzato con monitoraggio e registrazioni.
  • No: si passa alla domanda 2.

Questa domanda è la novità più rilevante: evita di dichiarare CCP fasi in cui il controllo è in realtà affidato a pulizia, separazione, manutenzione o igiene del personale. La differenza tra le categorie è approfondita nella pagina PRP, OPRP e CCP: la differenza.

Domanda 2: esistono misure di controllo specifiche in questa fase?

  • Sì: si passa alla domanda 3.
  • No: ci si chiede se il controllo in questa fase sia necessario per la sicurezza. Se sì, occorre modificare la fase, il processo o il prodotto per introdurre una misura di controllo; se no, la fase non è CCP e si passa al pericolo successivo.

Domanda 3: la fase elimina il pericolo o ne riduce la probabilità a un livello accettabile?

  • Sì: la fase è un CCP.
  • No: si passa alla domanda 4.

Rientrano qui le fasi progettate per controllare il pericolo: cottura, pastorizzazione, congelamento di bonifica, acidificazione con pH definito, metal detector. “Ridurre la probabilità” comprende anche le fasi che impediscono la crescita, come una conservazione refrigerata controllata.

Domanda 4: una fase successiva eliminerà il pericolo o lo ridurrà a un livello accettabile?

  • Sì: la fase non è un CCP; il CCP sarà la fase successiva, che va identificata con precisione.
  • No: la fase è un CCP.

È la domanda che più spesso viene risposta in modo superficiale. Rispondere “sì” impone di indicare quale fase, nel diagramma dell’impresa, svolge davvero quel controllo.

Esempio svolto: hamburger in un ristorante

Esempio: un ristorante prepara hamburger di carne bovina macinata acquistata da un fornitore, li conserva in frigorifero, li cuoce alla piastra e li serve con salsa alla senape. Pericoli significativi emersi dall’analisi: E. coli STEC e Salmonella nella carne, crescita batterica durante la conservazione, cross-contatto con l’allergene senape. Approfondimento sul patogeno: E. coli STEC.

FasePericoloD1 PRPD2 misureD3 elimina/riduceD4 fase successivaEsito
Ricevimento carneSTEC presenteNoSì (qualifica fornitore, temperatura)NoSì, la cotturaNon CCP
Conservazione in frigoriferoCrescita battericaSì, se catena del freddo gestita come GHP rafforzata———Non CCP (PRP con attenzione maggiore)
Cottura alla piastraSopravvivenza di STEC e SalmonellaNoSì (tempo/temperatura al cuore)Sì—CCP
Assemblaggio con salsaSenape non dichiarata o cross-contattoSì, con procedura allergeni, separazione e informazione al cliente———Non CCP (PRP rafforzato)

Con il vecchio albero la conservazione in frigorifero sarebbe stata valutata diversamente: alla Q3 (“la contaminazione può aumentare a livelli inaccettabili?”) la risposta era sì, e alla Q4 la cottura successiva portava a “non CCP”. Il risultato coincide, ma la motivazione cambia: oggi è il prerequisito a controllare il pericolo, e il piano deve dimostrarlo. Il modo di documentare il CCP risultante è descritto nella guida identificazione dei CCP nella pratica.

Errori tipici nell’uso dell’albero

  1. Applicarlo a tutti i pericoli elencati, compresi quelli non significativi: si moltiplicano i CCP fittizi.
  2. Rispondere “sì” alla domanda 1 senza che il prerequisito esista davvero, con procedure, frequenze e registrazioni.
  3. Rispondere “sì” alla domanda 4 indicando una fase che non controlla quel pericolo (la cottura non distrugge le tossine termostabili già prodotte da Staphylococcus aureus).
  4. Ignorare l’esito “modificare il processo”: se il controllo è necessario e nessuna fase lo assicura, il prodotto così com’è non è sicuro.
  5. Non conservare le risposte: senza la tabella compilata il controllo ufficiale non può valutare la classificazione.

Domande frequenti

L’albero decisionale è obbligatorio?

No. Né il Reg. 852/2004 né il Codex lo impongono: il Codex lo propone come esempio e ammette altri metodi, come la consultazione di esperti. È però il modo più semplice per lasciare traccia scritta del ragionamento con cui le fasi sono state classificate, e per questo è usato nella grande maggioranza dei manuali.

Si può ancora usare il vecchio albero a quattro domande?

Non è vietato, perché l’albero resta uno strumento facoltativo. Conviene però allinearsi alla versione aggiornata, che si applica solo ai pericoli significativi e considera esplicitamente i prerequisiti. Usare il vecchio schema senza questo filtro porta spesso a dichiarare troppi CCP, uno dei rilievi più frequenti negli audit.

Una fase può essere CCP per un pericolo e non per un altro?

Sì. L’albero si applica a ogni coppia fase-pericolo. La cottura, per esempio, è CCP per i batteri patogeni vegetativi ma non controlla le spore termoresistenti, né le tossine termostabili o gli allergeni. Per questi pericoli il controllo va cercato in altre fasi o nei prerequisiti.

Cosa succede se l’albero dà un esito che la squadra ritiene sbagliato?

L’albero orienta il giudizio, non lo sostituisce. Se la squadra HACCP, per esperienza o dati scientifici, ritiene che l’esito non sia corretto, può decidere diversamente motivando per iscritto la scelta. La motivazione deve reggere al confronto con l’analisi dei pericoli e con l’autorità di controllo.