Procedure operative

Gestione celle frigorifere: procedura HACCP e controlli

Procedura HACCP per celle frigo e freezer: set-point, carico, separazione, controlli, sbrinamento, registro di esempio, azioni correttive e rilievi ASL.

La procedura di gestione delle celle frigorifere definisce come si impostano, caricano, controllano e puliscono celle positive e negative perché ogni alimento resti alla temperatura prevista dal piano HACCP. Indica chi legge le temperature e quando, quali limiti valgono per ogni cella, come si registra e cosa fare se la cella va fuori limite o si guasta.

Scopo e campo di applicazione

La procedura riguarda le celle positive (refrigerazione), le celle negative (congelazione e conservazione dei surgelati), gli armadi frigoriferi e i retrobanchi di qualsiasi attività alimentare: ristorazione, macellerie, gastronomie, laboratori, depositi. È un prerequisito della catena del freddo e si collega alla procedura di controllo delle temperature, che descrive gli strumenti di misura, e alla procedura per blackout e guasti, che si attiva quando la cella si ferma.

La base è il Regolamento (CE) 852/2004, Allegato II, Capitolo IX: la catena del freddo non deve essere interrotta e i locali di deposito devono consentire di mantenere temperature adeguate, controllabili e, se necessario, registrabili (EUR-Lex).

Chi fa cosa

RuoloCompiti
Responsabile HACCPAssegna le celle alle categorie di prodotto, fissa set-point e limiti, verifica i registri
Addetti al magazzino o alla cucinaLeggono e registrano le temperature, caricano correttamente, applicano il FIFO/FEFO, segnalano anomalie
Addetto alle pulizieEsegue sbrinamento e sanificazione secondo il piano
Manutentore o frigoristaControlla impianto, guarnizioni, allarmi; documenta gli interventi nel registro di manutenzione

Limiti di temperatura

Alcuni valori sono fissati dalla legge per gli stabilimenti riconosciuti e sono un riferimento utile anche per la ristorazione; altri sono scelte del piano. La tabella distingue le due situazioni.

ProdottoTemperaturaFonte
Carni fresche di ungulati (carcasse, tagli)≤ +7 °CReg. (CE) 853/2004, All. III, Sez. I
Frattaglie≤ +3 °CReg. (CE) 853/2004, All. III, Sez. I
Carni di pollame e lagomorfi≤ +4 °CReg. (CE) 853/2004, All. III, Sez. II
Carni macinate / preparazioni di carne≤ +2 °C / ≤ +4 °CReg. (CE) 853/2004, All. III, Sez. V
Prodotti della pesca freschitemperatura vicina a quella del ghiaccio fondenteReg. (CE) 853/2004, All. III, Sez. VIII
Alimenti surgelati≤ −18 °C, con brevi fluttuazioni tollerateD.Lgs. 110/1992
Piatti pronti, latticini freschi, gastronomia≤ +4 °C (esempio)piano HACCP, da validare
Frutta e verdurasecondo il prodotto, spesso +4/+8 °C (esempio)piano HACCP

I testi completi sono consultabili su EUR-Lex per il Reg. 853/2004 e su Normattiva per il D.Lgs. 110/1992. Se una cella contiene prodotti con esigenze diverse, il set-point si regola sul prodotto più esigente. Una panoramica per categoria è nella tabella delle temperature di conservazione.

Metodo operativo passo per passo

  1. Assegnare ogni cella a una categoria (carni, pesce, latticini, pronti, verdure) e scrivere sul portello set-point e limite di allarme.
  2. Prima del carico, verificare che la cella sia a regime; non introdurre alimenti caldi: passano prima dall’abbattitore.
  3. Caricare lasciando spazio tra i colli e dalle pareti, senza ostruire evaporatori e ventole; non appoggiare nulla a terra.
  4. Disporre i prodotti pronti e cotti in alto, i crudi in basso, il pesce e le carni in contenitori chiusi per evitare gocciolamenti e contaminazione crociata.
  5. Coprire ed etichettare ogni prodotto sfuso o porzionato con nome, data di preparazione o apertura e scadenza interna.
  6. Applicare la rotazione FEFO: il prodotto con scadenza più vicina davanti.
  7. Ridurre al minimo aperture e tempi di porta aperta; tenere chiuse le tende a strisce.
  8. Leggere e registrare la temperatura alla frequenza stabilita; controllare a campione con sonda la temperatura di un prodotto.
  9. Eseguire sbrinamento e sanificazione a cella svuotata, trasferendo temporaneamente gli alimenti in un’altra cella.

Frequenze

  • Lettura del display o del data logger: almeno all’apertura e alla chiusura, o in continuo con allarme.
  • Controllo a campione della temperatura del prodotto con sonda: per esempio una volta alla settimana per cella.
  • Controllo visivo di ordine, scadenze e integrità degli imballaggi: giornaliero.
  • Guarnizioni, ventole, scarico condensa: settimanale.
  • Sbrinamento e sanificazione completa: secondo il piano di pulizia, più spesso nelle celle carni e pesce.
  • Verifica del termometro della cella rispetto a uno strumento di riferimento: almeno annuale, secondo la taratura degli strumenti.

Registro di esempio

DataCellaSet-pointOraT lettaT prodotto (sonda)EsitoAzioneFirma
14/10C1 carni+2 °C07:30+3 °C—C—A.P.
14/10C1 carni+2 °C22:00+3 °C+3,5 °CC—A.P.
14/10N1 surgelati−20 °C07:30−14 °C−19 °CNCCella appena scaricata dopo consegna; ricontrollo ore 08:30: −19 °CA.P.

La lettura dell’aria dopo un carico o uno sbrinamento può salire per pochi minuti senza che il prodotto si scaldi: per questo il registro prevede la colonna della sonda sul prodotto, che è il dato rilevante per il monitoraggio.

Azioni correttive

ScostamentoAzione sul prodottoAzione sulla cella
Aria fuori limite, prodotto conformeNessuna; ricontrollo entro un’oraVerificare porta, carico, sbrinamento in corso
Prodotto refrigerato oltre il limite da poco tempoTrasferire in altra cella, valutare l’uso immediato o la cotturaChiamare il tecnico se non rientra
Prodotto oltre il limite per tempo ignotoEliminare i deperibili ad alto rischioAprire una non conformità
Surgelato scongelato anche in parteNon ricongelare; utilizzo immediato dopo cottura o eliminazioneIntervento tecnico
Prodotti non etichettati o scadutiEliminareRipetere formazione

Verifica

Il responsabile rivede i registri ogni settimana, cerca andamenti (una cella che sale lentamente indica gas refrigerante, guarnizioni o compressore in difficoltà), controlla che le azioni correttive siano documentate e confronta il termometro della cella con la sonda tarata. Con i sistemi di monitoraggio a distanza la verifica include anche la prova periodica degli allarmi.

Rilievi tipici in ispezione

  • Alimenti caldi messi in cella a raffreddare, coperti con pellicola.
  • Crudi sopra i cotti, pesce sgocciolante su altri prodotti, cartoni a terra.
  • Registro senza la lettura serale o con valori fuori limite senza azione annotata.
  • Ghiaccio sull’evaporatore e ventole ostruite, guarnizioni rotte.
  • Prodotti sfusi senza data di apertura; surgelati con brina abbondante, segno di oscillazioni.
  • Termometro della cella mai verificato.

Il prodotto conservato male può configurare il “cattivo stato di conservazione” previsto dall’art. 5 della Legge 283/1962, oltre alle sanzioni amministrative per carenze dei requisiti igienici.

Esempio pratico

Esempio: una macelleria con laboratorio ha una cella carni (set-point +2 °C) e una cella negativa (−20 °C). Una mattina la cella carni segna +9 °C; il data logger mostra che la salita è iniziata alle 03:00 per un guasto della ventola. Alle 07:30 la sonda inserita in un pezzo di spalla misura +6 °C. Il responsabile sposta le carni in un armadio frigo di riserva, destina subito alla cottura le preparazioni di carne macinata, che hanno un limite più severo, registra il fatto come non conformità e chiama il frigorista. Ulteriori indicazioni per il settore sono nel piano HACCP per le carni.

Domande frequenti

Quante volte al giorno si devono registrare le temperature delle celle?

Nessuna norma fissa un numero. La frequenza la decide il piano HACCP in base al rischio dei prodotti e all’affidabilità dell’impianto. Nella prassi si registrano almeno due letture al giorno, all’apertura e alla chiusura; con data logger e allarme la registrazione è continua e la verifica manuale può diventare periodica, purché il piano lo spieghi.

Si possono conservare crudi e cotti nella stessa cella?

Sì, se la separazione è garantita: contenitori chiusi, ripiani distinti con i cotti in alto e i crudi in basso, nessun gocciolamento. Nelle attività con volumi importanti è preferibile dedicare celle diverse, soprattutto per carni crude, pesce e prodotti pronti al consumo, che hanno anche limiti di temperatura differenti.

Il termometro della cella deve essere tarato?

Deve essere affidabile, e l’operatore deve poterlo dimostrare. Il modo più semplice è confrontarlo periodicamente con un termometro di riferimento e annotare l’esito; se lo scarto supera la tolleranza fissata nel piano, si corregge o si sostituisce lo strumento. Un termometro mai verificato rende poco credibili tutte le registrazioni.

Cosa fare con un surgelato trovato a −12 °C?

Il D.Lgs. 110/1992 tollera brevi fluttuazioni, ma un prodotto stabilmente a −12 °C non è più conservato come surgelato. Se presenta ancora cristalli di ghiaccio e la durata dell’anomalia è breve e nota, può essere usato subito dopo cottura; se è scongelato o la durata è ignota va eliminato. In entrambi i casi si registra una non conformità.