FAQ e glossario

TMC e data di scadenza: che differenza c'è per l'operatore

TMC indica la qualità, la data di scadenza la sicurezza: diciture del Reg. 1169/2011, quali prodotti hanno l'una o l'altra, vendita, donazione ed errori.

Il termine minimo di conservazione (TMC) indica fino a quando l’alimento mantiene le sue qualità: dopo quella data può ancora essere sicuro. La data di scadenza indica un limite di sicurezza: dopo, l’alimento è considerato a rischio e non può essere venduto né ceduto. Entrambi sono regolati dal Reg. UE 1169/2011.

La base giuridica

Il Reg. UE 1169/2011 definisce il TMC all’articolo 2 come la data fino alla quale l’alimento conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione, e lo rende obbligatorio in etichetta con l’articolo 9. L’articolo 24 stabilisce che, per gli alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico, il TMC è sostituito dalla data di scadenza, e che dopo tale data l’alimento è considerato a rischio ai sensi dell’articolo 14 del Reg. CE 178/2002. L’Allegato X fissa le diciture.

In Italia la Legge 166/2016 contro gli sprechi riprende la distinzione e consente di donare gli alimenti oltre il TMC, non quelli oltre la data di scadenza. Il quadro del regolamento è nella pagina sul Reg. UE 1169/2011.

Il confronto

AspettoTMCData di scadenza
Dicitura”Da consumarsi preferibilmente entro il” (o “entro fine”)“Da consumare entro”
Cosa garantisceQualità: gusto, aroma, consistenzaSicurezza microbiologica
Prodotti tipiciPasta secca, biscotti, conserve, olio, caffèLatte fresco, carni fresche, pesce, gastronomia pronta
Dopo la dataPuò essere ancora idoneo se integroConsiderato a rischio
Vendita dopo la dataNon vietata dal Reg. 1169/2011, sotto responsabilità di chi vendeVietata
Donazione dopo la dataAmmessa (Legge 166/2016)Non ammessa
Chi sceglieIl produttore, in base alla deperibilitàIl produttore, in base alla deperibilità

Alcuni prodotti non devono riportare il TMC, come l’ortofrutta fresca intera, il vino, le bevande con almeno il 10% di alcol e il pane consumato in giornata: l’elenco completo è nella pagina sul TMC.

Esempio pratico

Esempio: un minimarket controlla lo scaffale il lunedì. Trova un pacco di fette biscottate con “da consumarsi preferibilmente entro il 30/09” e una confezione di mozzarella con “da consumare entro il 12/10”, ora 13/10.

Le fette biscottate hanno superato il TMC: il negozio può decidere di toglierle o di venderle separate e segnalate, dopo aver controllato che la confezione sia integra. La mozzarella ha superato la data di scadenza: va tolta dalla vendita, identificata come non utilizzabile e smaltita. Cosa si può fare nel primo caso, con quali cautele, è spiegato nella risposta su vendere alimenti dopo il TMC; il secondo caso è trattato nella pagina sulla data di scadenza.

Errori comuni

  • Usare la dicitura “preferibilmente” su un prodotto fresco molto deperibile, per evitare il ritiro alla data.
  • Considerare il TMC una scadenza e buttare prodotti ancora idonei.
  • Ignorare le condizioni di conservazione: entrambe le date valgono solo se il prodotto è stato conservato come indicato.
  • Riconfezionare o rietichettare un prodotto per spostare la data.
  • Scegliere la durata senza alcuno studio di shelf life.

Domande frequenti

Chi decide se un prodotto ha il TMC o la data di scadenza?

Il produttore, sotto la propria responsabilità, in base alla deperibilità microbiologica del prodotto. Alcune categorie hanno regole specifiche fissate da altre norme, come le uova e le carni fresche di pollame. Chi produce in proprio, ad esempio un laboratorio di gastronomia, deve motivare la scelta nel piano.

Che cosa significa “entro fine”?

Per il TMC l’Allegato X ammette la formula “da consumarsi preferibilmente entro fine” quando la data indica solo mese e anno o solo l’anno. È tipica dei prodotti a lunga conservazione, per i quali il giorno esatto non è significativo.

Le sanzioni sono uguali per TMC e scadenza?

No. In Italia il D.Lgs. 231/2017 punisce in modo più severo la vendita di alimenti oltre la data di scadenza, con sanzioni da 5.000 a 40.000 euro, e sanziona separatamente gli errori nell’indicazione delle date in etichetta.