TMC alimenti: cosa significa e cosa si può fare dopo
TMC «da consumarsi preferibilmente entro»: formato della data, alimenti esenti, vendita e donazione dopo il termine e controlli da documentare.
Il termine minimo di conservazione (TMC) è la data fino alla quale un alimento conserva le sue proprietà specifiche se conservato in modo adeguato. In etichetta è introdotto da “da consumarsi preferibilmente entro”. Riguarda la qualità, non la sicurezza immediata: dopo la data il prodotto integro può ancora essere consumato, venduto con le dovute cautele e donato.
Definizione e base normativa
Il Reg. UE 1169/2011 usa l’espressione data di durata minima e la definisce all’articolo 2, paragrafo 2, lettera r): è “la data fino alla quale tale prodotto conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione”. Il TMC è una delle indicazioni obbligatorie elencate all’articolo 9 e la sua forma è regolata dall’Allegato X.
Le “proprietà specifiche” sono le caratteristiche che il consumatore si aspetta: gusto, aroma, colore, consistenza, croccantezza, valore nutritivo dichiarato. Dopo la data queste qualità possono degradare, ma il regolamento non considera l’alimento automaticamente a rischio, come invece fa per la data di scadenza. La definizione è ripresa quasi alla lettera dalla Legge 166/2016 sulle eccedenze alimentari, all’articolo 2.
La scelta tra TMC e data di scadenza la fa il produttore, sotto la sua responsabilità. Il criterio è la deperibilità microbiologica: se dopo un breve periodo l’alimento può diventare pericoloso, serve la data di scadenza; se a peggiorare è soprattutto la qualità, basta il TMC.
Come si indica la data
L’Allegato X prevede due formule. Si scrive “da consumarsi preferibilmente entro il” quando la data comprende il giorno, “da consumarsi preferibilmente entro fine” negli altri casi. La formula è seguita dalla data o dal rinvio al punto della confezione in cui è stampata e, se serve, dalle condizioni di conservazione che garantiscono la durata.
Il livello di dettaglio della data dipende dalla durabilità del prodotto:
| Durabilità del prodotto | Cosa basta indicare | Esempio di dicitura |
|---|---|---|
| Inferiore a 3 mesi | Giorno e mese | Da consumarsi preferibilmente entro il 12/03 |
| Da 3 a 18 mesi | Mese e anno | Da consumarsi preferibilmente entro fine 09/2027 |
| Oltre 18 mesi | Anno | Da consumarsi preferibilmente entro fine 2028 |
Le condizioni di conservazione fanno parte dell’informazione. Un olio extravergine “da conservare al riparo dalla luce e da fonti di calore” o un caffè “da conservare in luogo fresco e asciutto, dopo l’apertura chiudere bene” perdono qualità più in fretta se le istruzioni non vengono rispettate.
Alimenti esenti dal TMC
L’Allegato X elenca i prodotti per cui il TMC non è obbligatorio, fatte salve altre indicazioni di data previste da norme specifiche:
- ortofrutticoli freschi, comprese le patate, non sbucciati, non tagliati e non trattati in modo analogo (l’esenzione non vale per i semi germogliati e prodotti simili);
- vini, vini liquorosi, spumanti, vini aromatizzati e prodotti analoghi ottenuti da frutta diversa dall’uva;
- bevande con contenuto alcolico pari o superiore al 10% in volume;
- prodotti della panetteria e della pasticceria che, per loro natura, sono normalmente consumati entro 24 ore dalla fabbricazione;
- aceti, sale da cucina, zuccheri allo stato solido;
- prodotti di confetteria composti quasi solo di zuccheri aromatizzati o colorati;
- gomme da masticare e prodotti analoghi.
Chi produce pane fresco venduto in giornata può quindi non indicare il TMC; un pane in cassetta confezionato, che dura settimane, lo richiede.
Vendita e donazione dopo il TMC
Il Reg. 1169/2011 non vieta di vendere un alimento dopo il TMC. Restano però due obblighi generali: l’alimento deve essere sicuro, secondo l’articolo 14 del Reg. CE 178/2002, e le informazioni non devono indurre in errore il consumatore. Chi vende dopo il termine si assume la responsabilità di verificare che il prodotto sia integro e idoneo. La risposta pratica, con i limiti da rispettare, è nella pagina si possono vendere alimenti dopo il TMC.
Per la donazione la norma è esplicita. L’articolo 4 della Legge 166/2016 stabilisce che le cessioni a enti caritativi e soggetti donatari “sono consentite anche oltre il termine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione”. Gli alimenti con data di scadenza superata, invece, non si donano.
Checklist per gestire i prodotti oltre il TMC
- Separare i prodotti oltre il TMC dalla merce ordinaria, in un’area identificata.
- Controllare l’integrità della confezione primaria: niente rigonfiamenti, perdite, ruggine, sigilli rotti.
- Verificare che il prodotto sia stato conservato secondo le istruzioni dell’etichetta (per esempio lontano da fonti di calore).
- Valutare l’aspetto e, dove possibile, l’odore del prodotto aperto a campione; scartare in caso di dubbio.
- Decidere la destinazione: vendita con informazione chiara al cliente, donazione documentata ai sensi della Legge 166/2016 o smaltimento.
- Registrare quantità, data e destinazione, così da poterle mostrare in caso di controllo.
Come il produttore sceglie il TMC
Il TMC si fissa con uno studio di shelf life orientato alla qualità: prove di conservazione nelle condizioni dichiarate, valutazioni sensoriali periodiche, analisi chimico-fisiche come umidità, ossidazione dei grassi o perdita di aroma. L’EFSA ha pubblicato nel 2020 una guida sulla datazione degli alimenti che propone un albero decisionale per stabilire se un prodotto richiede la data di scadenza o il TMC e quali fattori considerare per fissare la durata.
Esempio: un laboratorio produce biscotti secchi in sacchetto. Le prove mostrano che a temperatura ambiente il prodotto resta sicuro per molti mesi, ma dopo circa 8 mesi la croccantezza cala e compare un leggero sapore di rancido. Il produttore fissa un TMC di 6 mesi, lasciando un margine, e indica “da consumarsi preferibilmente entro fine” seguito da mese e anno, perché la durabilità rientra tra 3 e 18 mesi. I valori sono di esempio: ogni ricetta e confezione richiede prove proprie.
Rilievi tipici in ispezione
- TMC su prodotti molto deperibili, come pasta fresca ripiena o gastronomia, che richiederebbero la data di scadenza.
- Prodotti oltre il TMC mescolati alla merce normale, senza alcuna valutazione documentata.
- Confezioni oltre il TMC danneggiate o conservate fuori dalle condizioni indicate e comunque vendute.
- Formula sbagliata (“entro il” seguito da solo mese e anno) o data non leggibile.
- Etichette rifatte con un nuovo TMC da chi non è il produttore: è un’informazione ingannevole.
Domande frequenti
Un alimento oltre il TMC è pericoloso?
Di norma no, se la confezione è integra ed è stato conservato come indicato in etichetta. Il TMC segnala il limite oltre il quale il produttore non garantisce più le caratteristiche di qualità. Prodotti come pasta secca, riso, legumi secchi o conserve possono restare idonei a lungo; olio, frutta secca e prodotti grassi tendono invece a irrancidire.
Si può donare un prodotto con il TMC superato?
Sì. L’articolo 4 della Legge 166/2016 consente le cessioni gratuite anche oltre il termine minimo di conservazione, se la confezione primaria è integra e le condizioni di conservazione sono state idonee. Conviene documentare quantità, destinatario e controlli effettuati. La possibilità non vale per i prodotti con data di scadenza superata.
Perché alcuni alimenti non riportano il TMC?
Perché l’Allegato X del Reg. 1169/2011 li esenta: frutta e verdura fresche non lavorate, vini e bevande con almeno il 10% di alcol, pane e dolci consumati entro 24 ore, aceto, sale, zucchero solido, confetteria di zucchero e gomme da masticare. Sono prodotti per cui la data sarebbe inutile o fuorviante.
Il negoziante può cambiare il TMC?
No. Il TMC lo stabilisce chi produce o confeziona l’alimento ed è responsabile delle informazioni in etichetta. Un distributore che riporta una data diversa sulla confezione originale fornisce un’informazione non veritiera. Diverso è il caso di chi porziona e riconfeziona: diventa responsabile del nuovo prodotto e deve fissare una data giustificata.