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HACCP per cantina vinicola: solfiti, ocratossina e vetro

HACCP per cantina vinicola: limiti di solfiti e ocratossina A, coadiuvanti allergenici, CCP di imbottigliamento ed etichetta del vino dopo l'8 dicembre 2023.

Nel vino pH basso, alcol e anidride solforosa impediscono la crescita dei patogeni, quindi il piano HACCP di una cantina ruota attorno a pericoli chimici e fisici: solfiti (limite di legge e allergene), ocratossina A dalle uve ammuffite, residui di fitofarmaci e detergenti, coadiuvanti di chiarifica allergenici e vetro in imbottigliamento.

La cantina tra norme igieniche e norme di settore

La cantina è un operatore alimentare che trasforma un prodotto vegetale: si registra ai sensi del Reg. CE 852/2004 e applica procedure basate sui principi HACCP. Accanto alle norme igieniche c’è un corpo di norme vitivinicole che fissa pratiche enologiche ammesse, limiti analitici ed etichettatura.

AmbitoNormaCosa incide sul piano
Igiene e autocontrolloReg. CE 852/2004prerequisiti, analisi dei pericoli, registrazioni
Pratiche enologicheReg. delegato UE 2019/934trattamenti ammessi, tenori massimi di anidride solforosa
ContaminantiReg. UE 2023/915ocratossina A, piombo e altri contaminanti
EtichettaturaReg. UE 1308/2013 modificato dal Reg. UE 2021/2117; Reg. delegato UE 2019/33ingredienti, valore energetico, allergeni
Disciplina nazionaleL. 238/2016 (Testo unico del vino)registri dematerializzati, controlli
Materiali a contattoReg. CE 1935/2004vasche, tubi, tappi, capsule

Pericoli dalla vigna alla bottiglia

FasePericoloNaturaControllo tipico
Vendemmia e conferimentoresidui di fitofarmaci, uve con marciumi (ocratossina A), corpi estraneichimico, fisicorispetto dei tempi di carenza, selezione delle uve
Pigiadiraspaturaframmenti metallici, insetti, fogliefisicomanutenzione, cernita
Solfitazioneeccesso di anidride solforosachimico, allergenedosaggio calcolato, analisi
Fermentazionesviluppo di microrganismi alteranti (qualità), CO₂ per gli operatori (sicurezza sul lavoro)qualitàigiene, temperatura, ventilazione
Chiarificaresidui di coadiuvanti di origine animale (uovo, latte)allergeneregistro dei coadiuvanti, valutazione dei residui
Pulizia vasche e tubazioniresidui di soda, acido peracetico, clorochimicorisciacquo verificato
Imbottigliamentoschegge di vetro, residui di sanificanti nella bottigliafisico, chimicoispezione, gestione rotture
Tappatura e capsulaturamigrazione da tappi e capsule non idoneichimicodichiarazioni di conformità

Ocratossina A

L’ocratossina A si forma sulle uve attaccate da muffe del genere Aspergillus, soprattutto in annate calde e con uve danneggiate. Per il vino il tenore massimo è 2,0 µg/kg, fissato già nel 2005 e confermato dal Reg. UE 2023/915. Il controllo è a monte: selezione delle uve, scarto dei grappoli con marciumi, tempi brevi tra raccolta e pigiatura. Le basi sulle micotossine spiegano perché la tossina resiste ai trattamenti successivi.

Solfiti: limite di legge e allergene

L’Allegato I, parte B, del Reg. delegato UE 2019/934 fissa il tenore massimo di anidride solforosa totale per i vini immessi al consumo: per i vini con meno di 5 g/l di zuccheri, 150 mg/l per i rossi e 200 mg/l per bianchi e rosati, con valori diversi per vini dolci, spumanti e liquorosi. Oltre 10 mg/l di anidride solforosa i solfiti vanno indicati in etichetta come allergene, secondo l’Allegato II del Reg. UE 1169/2011. La gestione degli allergeni nel piano segue i principi descritti in allergeni come pericolo.

CCP e limiti di esempio

FaseCCP o PRPLimiteMonitoraggioAzione correttiva
Solfitazione e correzioni pre-imbottigliamentoCCPSO₂ totale entro il limite di legge della categoria; limite interno più basso da fissare come margine (esempio)analisi di laboratorio per partita prima dell’imbottigliamentoblocco della partita, taglio o correzione ammessa
Selezione delle uvePRPscarto dei grappoli con marciumi visibilicontrollo al conferimentoseparazione delle partite a rischio
Uso di coadiuvanti allergeniciPRPregistro per partita, valutazione del residuoregistro di cantinaetichettatura dell’allergene se presente nel prodotto finito
Risciacquo dopo sanificazionePRPassenza di residui (verifica con pH o cartine indicatrici, esempio)per ogni ciclonuovo risciacquo
ImbottigliamentoCCP o PRP secondo l’analisinessuna rottura non gestita; ispezione delle bottiglieregistro rotture e controllifermo linea, scarto del tratto interessato

La sanificazione di serbatoi e linee di imbottigliamento segue spesso un ciclo a circuito chiuso: vedi la procedura di pulizia CIP. Per i limiti interni e il loro rapporto con quelli di legge vedi la guida sui limiti critici quantificati.

Esempio pratico: rottura di una bottiglia in riempitrice

Esempio: durante l’imbottigliamento di un bianco una bottiglia esplode nella giostra di riempimento.

  1. L’operatore ferma la linea e segnala la rottura secondo la procedura vetro e plastica.
  2. Si scartano le bottiglie presenti nella giostra e un numero definito di bottiglie prima e dopo la rottura (quantità fissata nella procedura in base al tipo di macchina).
  3. Si smontano e puliscono i becchi di riempimento e le aree circostanti; si verifica l’assenza di schegge.
  4. Il responsabile autorizza la ripartenza e firma il registro con ora, lotto e numero di bottiglie scartate.
  5. A fine turno si verifica che il numero di rotture sia coerente con lo storico: un aumento indica bottiglie difettose o una regolazione errata.

Etichetta del vino dopo l’8 dicembre 2023

Per i vini prodotti dopo l’8 dicembre 2023 il Reg. UE 2021/2117 ha introdotto l’elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale. Sull’etichetta fisica devono comparire almeno il valore energetico e gli allergeni; l’elenco completo degli ingredienti e la tabella nutrizionale possono essere resi disponibili con mezzi elettronici, per esempio un codice QR identificato chiaramente. Gli allergeni non possono essere spostati solo nell’etichetta elettronica. I coadiuvanti che non restano nel prodotto finito non vanno indicati tra gli ingredienti, ma per quelli di origine allergenica occorre una valutazione documentata della loro assenza.

Registrazioni e rilievi frequenti

Oltre ai registri di cantina dematerializzati, il piano richiede: schede di conferimento delle uve, analisi di SO₂ per partita, registro dei coadiuvanti e degli additivi, registri di sanificazione, controlli di imbottigliamento, dichiarazioni di conformità di tappi, capsule e materiali.

Rilievi frequenti:

  • analisi di SO₂ eseguite sul vino in vasca ma non sulla partita dopo le correzioni finali;
  • chiarifiche con caseina o albumina non registrate e allergene non valutato;
  • tubi e raccordi non idonei al contatto con alimenti;
  • assenza di procedura per le rotture di vetro;
  • etichetta con l’allergene solfiti presente solo nella pagina raggiungibile con il QR code.

Domande frequenti

Una piccola cantina che vende solo vino sfuso deve avere il piano HACCP?

Sì. Chi produce e vende vino è un operatore del settore alimentare e applica procedure basate sui principi HACCP, proporzionate alla dimensione. Per una piccola cantina il piano può limitarsi a pochi punti: selezione delle uve, dosaggio della solforosa, pulizia di vasche e attrezzature, rintracciabilità delle partite e gestione dei contenitori per lo sfuso.

Quando i solfiti vanno indicati in etichetta?

Quando l’anidride solforosa supera 10 mg/l, soglia dell’Allegato II del Reg. UE 1169/2011. Poiché la fermentazione produce naturalmente piccole quantità di solfiti, anche un vino senza aggiunte può superare la soglia: serve un’analisi per poter omettere la dicitura. L’indicazione deve comparire sull’etichetta fisica, non solo in quella elettronica.

L’ocratossina A si elimina in cantina?

Solo in parte: alcuni trattamenti di chiarifica e filtrazione possono ridurla, ma la tossina è stabile e il modo efficace per rispettare il limite di 2,0 µg/kg è prevenirla in vigna e alla raccolta. Le partite da uve molto danneggiate vanno vinificate separatamente e analizzate prima di essere tagliate con altri vini.

Il rischio da anidride carbonica in fermentazione rientra nel piano HACCP?

No: è un rischio per la salute dei lavoratori, gestito con il documento di valutazione dei rischi previsto dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro. Il piano HACCP riguarda la sicurezza del vino; le due valutazioni vanno però coordinate, per esempio sulle procedure di accesso alle vasche durante la pulizia.