D.Lgs. 231/2001 e i reati alimentari d'impresa
Come il D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità degli enti si applica ai reati alimentari: reati presupposto, modello organizzativo, sanzioni per le società.
Cos’è il D.Lgs. 231/2001
Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto in Italia la responsabilità amministrativa degli enti derivante da reato. Prima di questa norma valeva il principio societas delinquere non potest: solo la persona fisica poteva essere punita. Con il 231, anche l’impresa (società, associazione, ente) risponde direttamente quando un reato è commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da amministratori, dirigenti o dipendenti.
Nel settore alimentare questo significa che, accanto alla responsabilità penale del singolo (il legale rappresentante, il responsabile della produzione), può aggiungersi una responsabilità dell’ente con sanzioni pesanti e autonome.
Riferimento normativo: D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni.
I reati presupposto alimentari
L’ente risponde solo per i reati presupposto espressamente elencati nel decreto. Per l’ambito alimentare i più rilevanti sono i delitti contro l’industria e il commercio (art. 25-bis.1), tra cui:
- frode nell’esercizio del commercio (art. 515 c.p.): consegna di aliud pro alio, prodotto diverso da quello dichiarato;
- vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.);
- vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.);
- contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.).
A questi si affiancano, in caso di eventi lesivi, i delitti di avvelenamento o adulterazione di acque o sostanze alimentari (artt. 439-440 c.p.) e i reati della Legge 283/1962.
Le sanzioni per l’impresa
Le sanzioni del 231 sono autonome rispetto a quelle della persona fisica e possono essere molto gravose:
| Tipo di sanzione | Contenuto |
|---|---|
| Pecuniaria | commisurata per “quote” (da 100 a 1.000), ciascuna da circa € 258 a € 1.549 |
| Interdittiva | sospensione o revoca di autorizzazioni, divieto di contrattare con la P.A. |
| Interdizione dall’attività | chiusura temporanea o definitiva dello stabilimento |
| Confisca | del prezzo o profitto del reato |
| Pubblicazione | della sentenza di condanna |
Le sanzioni interdittive, che possono bloccare l’operatività, sono spesso più temute di quelle economiche.
Il modello organizzativo esimente
Il cuore del 231 è la possibilità per l’ente di andare esente da responsabilità se dimostra di aver adottato ed efficacemente attuato, prima del fatto, un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Il modello deve:
- mappare le aree a rischio reato (approvvigionamento, etichettatura, produzione, vendita);
- definire protocolli e procedure di controllo;
- istituire un Organismo di Vigilanza (OdV) autonomo;
- prevedere un sistema disciplinare.
Nel food, il MOG si integra naturalmente con il sistema HACCP e con le procedure di tracciabilità del lotto e di ritiro e richiamo: documentazione, controlli e registrazioni già previste dall’autocontrollo diventano anche presidi di prevenzione dei reati.
Il legame con la “colpa di organizzazione”
La responsabilità dell’ente si fonda sulla cosiddetta colpa di organizzazione: l’impresa risponde perché non si è organizzata per prevenire il reato. Un sistema di gestione delle non conformità trascurato, controlli documentali assenti o un manuale HACCP puramente formale sono indizi di quella colpa. Al contrario, procedure vive e verificabili riducono sia il rischio sanitario sia l’esposizione penale-amministrativa.
In sintesi
Il D.Lgs. 231/2001 estende la responsabilità dai singoli all’impresa quando vengono commessi reati alimentari nel suo interesse. Un modello organizzativo ben costruito, integrato con HACCP e tracciabilità, è la principale via di esonero. Vedi anche le sanzioni del D.Lgs. 193/2007 e i principi generali del Reg. 178/2002.