D.Lgs. 231/2001 nel settore alimentare: reati e modello 231
D.Lgs. 231/2001 per le imprese alimentari: reati presupposto dopo la L. 75/2026, calcolo delle quote, interdittive e come integrare modello 231 e HACCP.
Il D.Lgs. 231/2001 rende l’impresa alimentare responsabile, con sanzioni proprie, quando un suo amministratore o dipendente commette nel suo interesse uno dei reati elencati dal decreto. Per il settore alimentare il catalogo centrale è l’art. 25-bis.1 (frodi in commercio, segni mendaci, contraffazione di DOP e IGP), aggiornato dalla Legge 75/2026. Un modello organizzativo efficace, integrato con l’HACCP, può escludere la responsabilità.
Cos’è la responsabilità degli enti
Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto una responsabilità definita “amministrativa”, ma accertata dal giudice penale nello stesso processo a carico della persona fisica. Riguarda società, associazioni e altri enti, con alcune esclusioni (Stato, enti pubblici territoriali, enti con funzioni di rilievo costituzionale). Secondo l’orientamento prevalente della giurisprudenza non si applica alla ditta individuale.
I presupposti sono tre (artt. 5-7):
- è stato commesso uno dei reati presupposto espressamente elencati dal decreto;
- il reato è stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente;
- l’autore è un soggetto in posizione apicale (amministratore, direttore, chi gestisce di fatto) o una persona sottoposta alla sua direzione o vigilanza.
La responsabilità dell’ente si aggiunge a quella della persona fisica e resta anche se l’autore non è identificato (art. 8). Il fondamento è la cosiddetta colpa di organizzazione: l’impresa risponde perché non si è organizzata per prevenire quel tipo di reato.
I reati presupposto per l’impresa alimentare
Il punto da chiarire subito è che non tutti i reati alimentari sono reati presupposto. Le contravvenzioni della Legge 283/1962, come il cattivo stato di conservazione, e i delitti contro la salute pubblica degli artt. 439, 440 e 444 del codice penale (avvelenamento, adulterazione, commercio di sostanze nocive) non compaiono nel catalogo del D.Lgs. 231/2001. Per quei fatti risponde la persona fisica, non l’ente.
Il catalogo rilevante è l’art. 25-bis.1, Delitti contro l’industria e il commercio, introdotto dalla L. 99/2009 e modificato dalla Legge 21 aprile 2026, n. 75, in vigore dal 29 maggio 2026.
| Lettera dell’art. 25-bis.1 | Reati (codice penale) | Sanzione pecuniaria | Interdittive |
|---|---|---|---|
| a) | 513 turbata libertà dell’industria o del commercio; 515 frode nell’esercizio del commercio; 517 prodotti industriali con segni mendaci; 517-ter fabbricazione e commercio di beni usurpando titoli di proprietà industriale; 517-quater contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni di origine; fatti aggravati ai sensi dell’art. 517-octies, quarto comma | fino a 500 quote | No |
| b) | 513-bis illecita concorrenza con minaccia o violenza; 514 frodi contro le industrie nazionali | fino a 800 quote | Sì (art. 9, c. 2) |
Cosa ha cambiato la Legge 75/2026
La riforma ha abrogato l’art. 516 c.p. (vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine), che era tra i reati presupposto, e ha introdotto il nuovo delitto di frode alimentare (art. 517-sexies) e il commercio di alimenti con segni mendaci (art. 517-septies), con un sistema di aggravanti nell’art. 517-octies. Nell’art. 25-bis.1 è stato inserito il riferimento all’art. 517-octies, quarto comma, che riguarda i fatti commessi in forma organizzata, attraverso più operazioni e con mezzi e attività continuative.
Ne deriva che la frode alimentare “semplice” non coinvolge automaticamente la società, mentre la versione organizzata sì. Restano reati presupposto la frode nell’esercizio del commercio (art. 515) e la contraffazione di DOP e IGP, per la quale la stessa legge ha inasprito le pene.
Altri cataloghi da considerare
Un’impresa alimentare valuta di solito anche altri reati presupposto, non specifici del settore: omicidio e lesioni colpose con violazione delle norme di sicurezza sul lavoro (art. 25-septies), reati ambientali come la gestione illecita dei rifiuti e gli scarichi (art. 25-undecies), contraffazione di marchi (art. 25-bis), reati tributari (art. 25-quinquiesdecies) e associazione per delinquere (art. 24-ter).
Le sanzioni per l’impresa
L’art. 9 prevede quattro tipi di sanzione: pecuniaria, interdittive, confisca del prezzo o del profitto del reato, pubblicazione della sentenza. Le interdittive comprendono l’interdizione dall’esercizio dell’attività, la sospensione o revoca di autorizzazioni e licenze, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, l’esclusione da agevolazioni e contributi e il divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Calcolo della sanzione pecuniaria
La sanzione si applica per quote (art. 10): il giudice ne fissa il numero, non inferiore a cento, in base alla gravità del fatto, e il valore di ciascuna, da circa 258 a 1.549 euro, in base alle condizioni economiche dell’ente.
| Ipotesi | Quote | Valore della quota | Importo |
|---|---|---|---|
| Minimo assoluto | 100 | 258 € | 25.800 € |
| Lett. a), massimo | 500 | 1.549 € | 774.500 € |
| Lett. b), massimo | 800 | 1.549 € | 1.239.200 € |
Esempio: una srl con un fatturato contenuto risponde per una frode in commercio sull’origine di una partita di olio. Se il giudice fissa 200 quote da 400 euro, la sanzione è di 80.000 euro, a cui si aggiunge la confisca del profitto. L’art. 12 prevede riduzioni se l’ente ha risarcito il danno o adottato un modello idoneo prima dell’apertura del dibattimento.
Il modello organizzativo e l’Organismo di Vigilanza
L’ente non risponde se prova di aver adottato ed efficacemente attuato, prima del fatto, un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello commesso, e di aver affidato la vigilanza a un Organismo di Vigilanza (OdV) dotato di autonomi poteri. Per i reati degli apicali deve dimostrare anche che l’autore ha eluso fraudolentemente il modello (art. 6); per i sottoposti la prova dell’inosservanza degli obblighi di vigilanza spetta all’accusa (art. 7).
Un modello efficace contiene la mappatura delle aree a rischio, protocolli di controllo, flussi informativi verso l’OdV, un sistema disciplinare e canali per le segnalazioni.
Come integrare modello 231 e sistema HACCP
Molti presidi richiesti dal modello esistono già nel sistema di autocontrollo e qualità. Il lavoro consiste nel collegarli ai rischi-reato e renderli verificabili.
| Processo | Rischio-reato tipico | Presidio già esistente da collegare |
|---|---|---|
| Acquisti e qualifica fornitori | Origine o qualità diverse da quanto dichiarato | Capitolati, controlli in accettazione, audit fornitori |
| Etichettatura e marketing | Indicazioni false su origine, DOP, biologico | Procedura di approvazione delle etichette secondo il Reg. UE 1169/2011 |
| Produzione e tracciabilità | Miscelazioni non dichiarate, uso di lotti non conformi | Tracciabilità del lotto e bilanci di massa |
| Logistica | Documenti di trasporto non veritieri | Controllo dei DDT e delle dichiarazioni agli enti di certificazione |
| Gestione delle crisi | Occultamento di non conformità | Procedura di ritiro e richiamo e flussi verso l’OdV |
Chi ha una certificazione ISO 22000 o uno standard analogo dispone già di procedure documentate, audit interni e riesame della direzione: sono una base utile, ma il modello 231 richiede in più l’analisi specifica dei reati, l’OdV e il sistema disciplinare.
Checklist di aggiornamento dopo la Legge 75/2026
- Aggiornare la mappatura dei rischi eliminando il riferimento all’art. 516 c.p. e valutando le nuove fattispecie e l’aggravante dell’art. 517-octies.
- Includere i canali di vendita digitali nella valutazione delle indicazioni su origine e qualità.
- Prevedere flussi verso l’OdV su ispezioni, non conformità gravi, richiami, perdita di certificazioni e reclami su differenze tra prodotto e comunicazione.
- Formare il personale di acquisti, qualità e marketing sulle nuove norme.
Domande frequenti
Una piccola impresa alimentare deve adottare il modello 231?
Il modello non è obbligatorio per legge per le società private: è una scelta organizzativa che serve come difesa. Per una piccola impresa con rischi limitati il costo va confrontato con l’esposizione, ma gli esercenti che vendono prodotti con indicazioni di origine o DOP dovrebbero almeno valutarlo. Alcuni committenti, soprattutto nella grande distribuzione, possono richiederlo ai fornitori.
Il cattivo stato di conservazione fa scattare la responsabilità 231?
No. Le contravvenzioni della Legge 283/1962 non sono reati presupposto del D.Lgs. 231/2001, come non lo sono l’adulterazione e il commercio di sostanze nocive degli artt. 440 e 444 del codice penale. Per questi fatti risponde la persona fisica. L’ente può essere coinvolto se lo stesso fatto integra anche un reato presente nel catalogo, come la frode in commercio.
Il manuale HACCP vale come modello 231?
No. Il manuale HACCP serve a controllare i pericoli per la sicurezza degli alimenti, il modello 231 a prevenire reati specifici. Molti presidi coincidono (tracciabilità, controlli in accettazione, gestione delle non conformità) e possono essere richiamati nel modello, ma servono in aggiunta la mappatura dei rischi-reato, l’Organismo di Vigilanza e un sistema disciplinare.
Dopo la Legge 75/2026 la frode alimentare è reato presupposto?
Non in ogni caso. L’art. 25-bis.1 richiama l’art. 517-octies, quarto comma, cioè le ipotesi aggravate commesse in forma organizzata e continuativa. La frode alimentare semplice dell’art. 517-sexies non è di per sé richiamata, mentre restano reati presupposto la frode nell’esercizio del commercio (art. 515) e la contraffazione di DOP e IGP (art. 517-quater).