Legionella negli impianti idrici: prevenzione e controlli
Legionella negli impianti idrici: dove prolifera, temperature di riferimento, valutazione del rischio, campionamenti e D.Lgs. 18/2023 per hotel e RSA.
Legionella è un batterio che si moltiplica negli impianti idrici con acqua tiepida e stagnante e si trasmette respirando aerosol, non bevendo o mangiando. Si previene con temperature corrette, eliminazione dei ristagni, manutenzione di docce e serbatoi e una valutazione del rischio documentata, obbligatoria negli edifici prioritari secondo il D.Lgs. 18/2023.
Per un’attività alimentare Legionella non è un pericolo del piatto: non compare tra i pericoli da controllare negli alimenti. Diventa però un tema concreto per chi gestisce hotel, RSA, centri sportivi o strutture con docce per il personale, dove piano HACCP e gestione dell’impianto idrico convivono nello stesso edificio.
Dove prolifera e come si trasmette
Legionella pneumophila e le altre specie del genere vivono in natura in laghi e corsi d’acqua a basse concentrazioni. Negli impianti degli edifici trovano condizioni favorevoli: acqua tra circa 20 e 50 °C, ristagno, biofilm e incrostazioni che offrono nutrimento e protezione.
La via di contagio è l’inalazione di goccioline d’acqua contaminate: docce, rubinetti con getto nebulizzato, vasche idromassaggio, fontane decorative, torri di raffreddamento. Bere acqua contaminata non è considerata una via di trasmissione rilevante. La malattia, la legionellosi, può presentarsi come polmonite grave, con rischio maggiore per anziani, fumatori, immunodepressi e persone con malattie croniche.
| Punto dell’impianto | Perché è a rischio |
|---|---|
| Serbatoi di accumulo dell’acqua calda | Stratificazione, zone tiepide, sedimenti sul fondo |
| Rami morti e tubazioni non più usate | Acqua ferma per settimane |
| Docce e soffioni | Producono aerosol; calcare e biofilm nei diffusori |
| Camere o spogliatoi poco usati | Ristagno durante bassa stagione o chiusure |
| Ricircolo dell’acqua calda mal bilanciato | Tratti che scendono sotto la temperatura di riferimento |
| Torri evaporative e umidificatori | Aerosol diffuso all’esterno o negli ambienti |
Il quadro normativo: linee guida e D.Lgs. 18/2023
Il riferimento tecnico nazionale sono le Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015. Il Ministero della Salute e l’ISS hanno annunciato nel 2025 un aggiornamento, anche per coordinarle con la nuova disciplina dell’acqua potabile: fino all’adozione del nuovo testo restano il riferimento. Diverse Regioni hanno recepito le linee guida con propri atti.
Con il D.Lgs. 18/2023 Legionella è diventata un parametro dell’acqua destinata al consumo umano nella distribuzione interna (Allegato I, Parte D), con un valore di riferimento inferiore a 1.000 UFC/l. Negli edifici prioritari (strutture sanitarie e socio-assistenziali, strutture ricettive, impianti sportivi e gli altri elencati nell’Allegato VIII) il gestore della distribuzione idrica interna deve valutare e gestire il rischio dell’impianto. La prima valutazione va completata entro il 12 gennaio 2029. Il quadro completo è nella guida sul D.Lgs. 18/2023.
Il correttivo D.Lgs. 102/2025 ha precisato che i prelievi per Legionella vanno fatti nei punti che rappresentano un rischio di proliferazione o di esposizione e ha ammesso, accanto al metodo colturale, metodi aggiuntivi come la qPCR. Non ha introdotto un obbligo nuovo per tutte le attività: le novità sono riassunte nella guida su cosa cambia con il D.Lgs. 102/2025.
Le misure di prevenzione
Le misure si concentrano su temperatura, ricambio dell’acqua e pulizia. I valori seguenti sono quelli indicati dalle linee guida del 2015 nelle sintesi delle autorità sanitarie (per esempio l’ATS Val Padana); la valutazione del rischio può prevedere misure più stringenti.
| Misura | Valore o frequenza di riferimento |
|---|---|
| Acqua calda nei serbatoi di accumulo | Almeno 60 °C |
| Acqua calda in distribuzione e nel ricircolo | Sopra 50 °C |
| Acqua fredda | Sotto 20 °C |
| Punti poco usati (camere chiuse, docce di riserva) | Scorrimento dell’acqua calda per alcuni minuti, almeno settimanale |
| Soffioni, diffusori e rompigetto | Pulizia e disincrostazione periodica, sostituzione se danneggiati |
| Revisione della valutazione del rischio | Periodica (nelle strutture ricettive almeno ogni due anni) e dopo ogni caso segnalato |
Accanto alle temperature servono interventi impiantistici: eliminare i rami morti, bilanciare il ricircolo, isolare le tubazioni dell’acqua fredda che passano vicino a fonti di calore. Quando la valutazione del rischio o un campione positivo lo richiedono si procede a disinfezione termica o chimica, eseguita da personale qualificato e seguita da nuovi campioni. Attenzione al rischio di ustioni con acqua sopra i 50 °C: nelle strutture con utenza fragile si usano miscelatori termostatici vicino al punto d’uso.
Valutazione del rischio e campionamenti
La valutazione del rischio Legionella è un documento specifico, distinto dal piano HACCP ma costruito con la stessa logica dell’analisi dei pericoli. Le fasi tipiche sono:
- Descrivere l’impianto con schemi aggiornati: fonti, serbatoi, produzione di acqua calda, ricircolo, terminali.
- Individuare i punti critici: ristagni, temperature fuori riferimento, terminali che producono aerosol, utenza esposta.
- Misurare le temperature nei punti rappresentativi e confrontarle con i valori di riferimento.
- Definire le misure di controllo e il responsabile di ciascuna.
- Stabilire un piano di campionamento proporzionato al rischio, con i punti di prelievo indicati.
- Fissare le azioni da intraprendere in caso di positività e la revisione del documento.
Il campionamento serve a verificare che le misure funzionino, non a sostituirle. Dopo un esito positivo e la bonifica, le sintesi delle linee guida indicano di ricampionare dopo almeno 48 ore, poi a un mese e a tre mesi se gli esiti restano negativi. I campioni vanno analizzati da laboratori qualificati con metodi riconosciuti; la lettura del referto è spiegata nella guida sulle analisi dell’acqua nell’HACCP.
Esempio pratico: hotel con ristorante
Esempio: un hotel di 40 camere con ristorante, aperto da marzo a ottobre. Il piano HACCP della cucina copre l’acqua usata nelle preparazioni e la macchina del ghiaccio; la valutazione del rischio Legionella, affidata a un tecnico, copre l’impianto dell’acqua calda, le docce delle camere e quelle degli spogliatoi del personale.
Il tecnico individua tre punti critici: il serbatoio di accumulo, le camere dell’ultimo piano poco usate in bassa stagione e il ricircolo che arriva tiepido nell’ala più lontana. Le misure decise sono il controllo della temperatura dell’accumulo, lo scorrimento settimanale nelle camere libere registrato dal personale dei piani, la disincrostazione dei soffioni a inizio stagione e la correzione del ricircolo. Il piano prevede campionamenti prima dell’apertura stagionale e a metà stagione nei punti più distanti. Frequenze e punti sono un esempio da adattare alla valutazione del rischio reale.
Errori frequenti
- Considerare Legionella un tema del solo manutentore, senza nominare un responsabile interno.
- Tenere l’acqua calda bassa per risparmiare energia senza compensare con altre misure.
- Riaprire una struttura stagionale senza scorrimento, pulizia dei terminali e verifica delle temperature.
- Campionare dal rubinetto più vicino alla caldaia, che è il meno rappresentativo.
- Archiviare la valutazione del rischio senza aggiornarla dopo lavori sull’impianto.
Le schede di settore su HACCP per hotel e strutture alberghiere e HACCP in RSA e strutture sanitarie mostrano come questi temi si affiancano al piano di autocontrollo alimentare. Per la valutazione del rischio e il piano di campionamento, nella rete c’è 123Legionella.com, dedicato alla prevenzione della Legionella negli impianti idrici.
Domande frequenti
Un ristorante deve fare la valutazione del rischio Legionella?
Il D.Lgs. 18/2023 la rende obbligatoria per gli edifici prioritari elencati nell’Allegato VIII, entro il 12 gennaio 2029. Un ristorante autonomo con impianto semplice di norma non rientra, ma se ha docce per il personale, accumuli di acqua calda o è parte di un hotel o di un centro sportivo, la valutazione è comunque raccomandata dalle linee guida e va verificata con l’ASL.
Si prende la legionellosi bevendo acqua contaminata?
No, la trasmissione avviene per inalazione di aerosol contaminato: docce, rubinetti nebulizzanti, idromassaggi, torri di raffreddamento. Bere acqua contaminata non è considerata una via di contagio rilevante. Per questo i punti critici in una struttura sono le docce e i terminali che producono goccioline, più che i lavelli della cucina.
A che temperatura va tenuta l’acqua calda?
Secondo le linee guida del 2015 l’acqua calda negli accumuli va mantenuta almeno a 60 °C e in distribuzione sopra i 50 °C, mentre l’acqua fredda deve restare sotto i 20 °C. Dove l’utenza è fragile si usano miscelatori termostatici vicino ai terminali per evitare ustioni. I valori vanno misurati e registrati nei punti indicati dalla valutazione del rischio.
Ogni quanto si fanno i campionamenti per Legionella?
Non esiste una frequenza unica: la decide la valutazione del rischio in base a tipo di struttura, utenza e storico dei risultati. Strutture sanitarie e ricettive con impianti complessi campionano più spesso di realtà semplici. Dopo un esito positivo e la bonifica le linee guida prevedono campioni ravvicinati, a distanza di almeno 48 ore, poi a uno e tre mesi.
Approfondisci sulla rete HACCP
Portali e servizi che completano questa guida. Sono risorse della stessa rete dedicata alla sicurezza alimentare: