🥜 Allergeni ed etichettatura

Solfiti e anidride solforosa: allergene alimentare

Solfiti (E220–E228): intolleranza (non allergia IgE), soglia 10 mg/kg, fonti (vino, salumi, essiccati), etichettatura, gestione.

Cosa sono i solfiti

I solfiti (anidride solforosa e sali: E220–E228) sono additivi conservanti e antiossidanti. Tecnicamente causano una ipersensibilità (non una vera allergia IgE), spesso in asmatici. Sopra i 10 mg/kg (o 10 mg/L) vanno dichiarati in etichetta (Reg. 1169/2011).

Fonti

  • vino (E220 molto usato), birra (a volte);
  • salumi, crostacei freschi (E223 — metabisolfito);
  • frutta essiccata (albicocche, uvetta);
  • patate sbianchite, frutta tagliata;
  • sciroppi, succhi, aceto di vino.

Fonti nascoste

  • salse, condimenti;
  • gelati, marmellate;
  • farmaci (alcuni);
  • crostacei trattati (attenzione in pescheria).

Sintomi e soggetti a rischio

  • asma (soprattutto asmatici steroido-dipendenti);
  • sintomi: respiratori (broncospasmo), cutanei, gastrointestinali, in rari casi anafilassi;
  • non è una vera allergia IgE (meccanismo non immunologico).

Gestione in cucina

  • etichettatura obbligatoria sopra 10 mg/kg — “anidride solforosa”/“solfiti”;
  • attenzione ai vini e ai crostacei trattati;
  • separazione e informazione del cliente;
  • in ristorazione: dichiarare i vini solfitati.

In sintesi

I solfiti (E220–E228) causano ipersensibilità (non IgE), soprattutto in asmatici. Sopra 10 mg/kg vanno dichiarati. Fonti principali: vino, salumi, frutta essiccata, crostacei. La gestione richiede etichettatura, attenzione ai vini e ai crostacei trattati.

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