Settori di applicazione

HACCP in ospedale e RSA sanitaria: diete cliniche e vassoi

HACCP nella ristorazione ospedaliera: vassoio personalizzato, diete cliniche, pazienti immunodepressi, cucine di reparto, appalto e controlli ASL.

La ristorazione ospedaliera è un servizio alimentare inserito in un percorso di cura: il pasto è prescritto come una terapia, viene composto paziente per paziente e consegnato in reparto. Il piano HACCP del gestore deve garantire sicurezza igienica e corrispondenza tra prescrizione dietetica e vassoio, per pazienti che possono essere immunodepressi, in nutrizione speciale o a digiuno pre-operatorio.

La pagina riguarda ospedali, case di cura e strutture a prevalente carattere sanitario, comprese le RSA con nuclei ad alta intensità assistenziale servite da cucine centralizzate. Le residenze socio-assistenziali per anziani, con problemi diversi (vita quotidiana degli ospiti, cucinette di nucleo, familiari), sono trattate nella pagina sulla casa di riposo.

Come funziona il servizio

Il modello più diffuso è il vassoio personalizzato. Il paziente, o il personale di reparto per lui, sceglie dal menu del giorno entro i limiti della dieta prescritta; la prenotazione arriva in cucina, spesso con un sistema informatico; il vassoio viene composto su un nastro di assemblaggio (tray line) e viaggia in carrelli termici o refrigerati fino al letto del paziente.

Modello di produzioneCaratteristicaPunto critico per l’HACCP
Cucina interna, legame caldoProduzione nello stesso ospedale, consumo in poche oreMantenimento in carrello e tempi di distribuzione nei reparti lontani
Centro cottura esterno, legame caldoPasti veicolati con mezzi su stradaTempo totale cottura-consumo
Legame refrigerato con rigenerazione in repartoProduzione anticipata, vassoi freddi rigenerati in carrelli dedicatiAbbattimento, conservazione, rigenerazione al cuore
Sistemi mistiPrimi in legame caldo, secondi rigeneratiDue catene di controllo da documentare

Le linee di indirizzo nazionali per la ristorazione ospedaliera e assistenziale, approvate in Conferenza Stato-Regioni nel dicembre 2010 e aggiornate con il DM Salute del 28 ottobre 2021, descrivono la ristorazione come parte della terapia e collegano il servizio alla prevenzione della malnutrizione. Non fissano limiti critici di temperatura: quelli restano nel piano del gestore e nel capitolato.

Pericoli specifici dell’ambiente sanitario

L’analisi dei pericoli segue il metodo ordinario, ma alcuni pericoli hanno qui una gravità che altrove non hanno:

  • Listeria monocytogenes: nei pazienti oncologici, trapiantati, in dialisi o in gravidanza la listeriosi invasiva è una complicanza grave. In diversi Paesi europei sono stati descritti focolai ospedalieri legati a panini e piatti freddi pronti forniti da terzi: il controllo dei fornitori di prodotti pronti è quindi decisivo. Vedi Listeria monocytogenes.
  • Pazienti immunodepressi: per alcune categorie (ad esempio neutropenici) i reparti chiedono diete a bassa carica microbica, che escludono crudi e prodotti non trattati. La definizione spetta al personale sanitario; la cucina deve poterla eseguire con ricette e prodotti dedicati.
  • Errori di dieta: un vassoio per un paziente celiaco, allergico, diabetico, nefropatico o a dieta liquida che arriva a un altro paziente è il pericolo più frequente. Si gestisce come un CCP d’identità.
  • Biberoneria e neonatologia: dove l’ospedale prepara latte formulato in polvere, il rischio Cronobacter sakazakii richiede le procedure WHO/FAO di ricostituzione; vedi Cronobacter sakazakii.

I prodotti a fini medici speciali e le formule per nutrizione enterale sono disciplinati dal Reg. UE 609/2013 e di norma gestiti dalla farmacia ospedaliera; per gli alimenti pronti di questa categoria il Reg. CE 2073/2005 prevede l’assenza di Listeria monocytogenes in 25 g. Se la cucina li conserva o li distribuisce, il piano deve indicarlo.

CCP tipici e limiti d’esempio

I valori sono esempi che il gestore deve validare e allineare al capitolato e alle indicazioni della direzione sanitaria.

FasePericoloLimite d’esempioMonitoraggio
CotturaPatogeni vegetativi75 °C al cuoreSonda per lotto, registro
Abbattimento (legame refrigerato)Germinazione di sporeDa 70 °C a 10 °C al cuore entro 2 oreStampa o registro del ciclo
Conservazione dei vassoi freddiCrescita di Listeria4 °C o meno, consumo entro la durata validataData logger della cella
Rigenerazione in repartoSopravvivenza di patogeni75 °C al cuore a fine cicloControllo a campione per carrello
Assemblaggio vassoioDieta errataCorrispondenza cartellino-prescrizione al 100 %Controllo a fine nastro
Consegna al lettoVassoio al paziente sbagliatoVerifica nome e letto prima della consegnaFirma o conferma elettronica

Per mantenimento e trasporto si rimanda alla procedura sul mantenimento a caldo e a freddo.

Appalto, cucine di reparto e responsabilità

Quasi sempre il servizio è appaltato. La ditta è l’operatore del settore alimentare per produzione e trasporto; la struttura sanitaria resta committente e spesso gestisce con personale proprio la distribuzione nei reparti e le cucine di reparto (frigoriferi, scaldavivande, preparazione di bevande). Il capitolato deve chiarire:

  1. chi è titolare della registrazione di ciascun locale (centro cottura, cucina di reparto, bar interno);
  2. chi distribuisce al letto e con quale formazione;
  3. chi controlla la temperatura dei frigoriferi di reparto e cosa contengono;
  4. come arrivano in cucina le variazioni di dieta dopo il giro visita;
  5. come si gestiscono i pasti per i pazienti a digiuno o dimessi, che non devono essere consegnati.

Il servizio dietetico o di nutrizione clinica svolge verifiche di qualità sul servizio. Questo controllo del committente non sostituisce l’autocontrollo della ditta né il controllo ufficiale dell’ASL ai sensi del Reg. UE 2017/625.

Esempio: tray line in legame refrigerato

Esempio: un ospedale di 400 posti letto riceve da un centro cottura esterno i vassoi del pranzo in legame refrigerato, rigenerati in carrelli a doppia zona nei reparti. Circa un terzo dei pazienti ha una dieta diversa da quella libera.

Il piano prevede che il centro cottura abbatta tutte le preparazioni calde entro i tempi validati, assembli i vassoi in una sala a temperatura controllata e li consegni il giorno prima con documento di trasporto che indica reparto e numero di vassoi. In reparto il carrello viene collegato alla stazione di rigenerazione a un orario programmato. L’operatore controlla a campione la temperatura al cuore di un piatto per carrello a fine ciclo e verifica il cartellino di ogni vassoio con l’elenco aggiornato prima della consegna. Un vassoio non corrispondente non si consegna: si chiama la cucina per la sostituzione.

Rilievi frequenti in ispezione

  • Frigoriferi di reparto con alimenti dei pazienti non identificati o scaduti.
  • Variazioni di dieta comunicate per telefono e non registrate.
  • Carrelli di rigenerazione con ciclo non verificato da mesi.
  • Personale di reparto che distribuisce senza formazione alimentare.
  • Panini e piatti freddi di fornitori esterni senza qualifica del fornitore né controllo della durata.

Domande frequenti

Il personale infermieristico che distribuisce i vassoi deve avere la formazione HACCP?

Chi distribuisce alimenti svolge un’attività del settore alimentare e deve ricevere una formazione adeguata alle mansioni, secondo l’Allegato II, Capitolo XII del Reg. 852/2004 e le regole regionali. Per infermieri e OSS di solito basta un modulo breve su igiene, temperature, diete e identificazione del paziente, documentato dalla struttura o dalla ditta.

I pazienti possono ricevere cibo da casa?

Molte strutture lo regolano con un proprio regolamento, perché il cibo portato da casa può contrastare con la dieta prescritta o essere conservato male nei frigoriferi di reparto. Il piano della struttura deve stabilire se è ammesso, come si etichetta e chi controlla periodicamente i frigoriferi destinati ai pazienti.

La dieta a bassa carica microbica è un obbligo di legge?

No. È una scelta clinica della struttura per alcune categorie di pazienti. Quando viene prescritta, però, diventa un requisito del servizio: la cucina deve avere ricette scritte, prodotti idonei e un sistema di identificazione dei vassoi che impedisca di consegnare alimenti esclusi a questi pazienti.

Chi esegue i controlli ufficiali nelle cucine ospedaliere?

Il controllo ufficiale spetta al servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione dell’ASL competente per territorio, anche quando la cucina si trova in un ospedale pubblico. I controlli interni della direzione sanitaria o del servizio dietetico sono verifiche del committente e non hanno valore di controllo ufficiale.