Manuale HACCP & autocontrollo

Descrizione del prodotto HACCP: scheda, campi ed esempio

Come compilare la scheda di descrizione del prodotto HACCP: campi richiesti dal Codex, dati da misurare, esempio sulle lasagne ed errori da evitare.

La descrizione del prodotto HACCP è la scheda tecnica che, per ogni alimento o famiglia di alimenti con processo simile, riporta composizione, allergeni, caratteristiche chimico-fisiche, trattamenti, confezionamento, conservazione, durabilità e modalità di distribuzione. È la fase 2 della sequenza del Codex e fornisce i dati su cui si basa l’analisi dei pericoli.

A cosa serve la scheda e quando si compila

La scheda risponde a una domanda precisa: quali pericoli può ospitare questo alimento, e quali caratteristiche li favoriscono o li frenano? Un ragù a pH quasi neutro e ricco d’acqua permette la crescita di molti batteri; una marmellata con molto zucchero no. Senza questi dati la squadra HACCP valuta probabilità e gravità a intuito, e l’autorità di controllo se ne accorge.

Si compila dopo aver definito squadra e campo di applicazione, e prima del diagramma di flusso. Il quadro generale delle cinque fasi preliminari, con la loro corrispondenza nel Codex Alimentarius (CXC 1-1969, revisione 2020), è spiegato nella pagina sulle fasi preliminari HACCP: qui interessa come riempire la scheda in concreto.

Il Reg. (CE) 852/2004 non nomina la descrizione del prodotto, ma all’art. 5 obbliga l’operatore a identificare “ogni pericolo che deve essere prevenuto, eliminato o ridotto a livelli accettabili” (testo consolidato su EUR-Lex). Identificare i pericoli di un alimento che non è stato descritto non è possibile: per questo la scheda è richiesta di fatto in ogni piano HACCP.

Prodotto singolo o famiglia di prodotti

Il Codex ammette di raggruppare prodotti con caratteristiche e fasi di lavorazione simili. Raggruppare riduce la carta, ma solo se il gruppo è davvero omogeneo dal punto di vista dei pericoli. Il criterio pratico è: due prodotti stanno nella stessa scheda se condividono processo, parametri che governano la crescita microbica, modalità di conservazione e uso previsto.

CriterioStessa famigliaFamiglie diverse
ProcessoLasagne alla bolognese e lasagne ai funghi (cottura in forno, abbattimento, vaschetta)Lasagne cotte e lasagne crude da cuocere a casa
ConservazioneEntrambe refrigerateUna refrigerata, una surgelata
Uso previstoEntrambe da rigenerareUna da rigenerare, una servita fredda
AllergeniDifferenze gestibili riportando gli allergeni per singola ricettaRicetta “senza glutine” dichiarata, che richiede controlli dedicati

Se un solo parametro cambia la valutazione dei pericoli (una ricetta acidificata, un confezionamento sottovuoto, un consumatore diverso), la scheda va separata.

I campi della scheda: cosa scrivere e da dove prenderlo

La tabella è un modello di scheda: la colonna centrale indica cosa scrivere, la terza la fonte del dato. Le fonti contano quanto i dati, perché in ispezione si chiede da dove viene un valore.

CampoCosa scrivereFonte del dato
Denominazione e codiceNome commerciale, codice interno, famigliaAnagrafica prodotti
IngredientiElenco completo, compresi semilavorati acquistatiRicetta, schede tecniche fornitori
AllergeniAllergeni dell’Allegato II del Reg. 1169/2011 presenti come ingrediente o per possibile contattoRicetta, schede fornitori, analisi delle linee
Caratteristiche chimico-fisichepH, attività dell’acqua (aw), sale, zuccheri, conservantiAnalisi di laboratorio o letteratura per prodotti analoghi
TrattamentiCottura, abbattimento, congelamento, acidificazione, affumicaturaDiagramma di flusso, istruzioni di lavoro
ConfezionamentoTipo (vaschetta, sottovuoto, atmosfera protettiva), materiale a contattoSchede dei materiali e dichiarazioni di conformità
Conservazione e distribuzioneRefrigerato, congelato, ambiente; trasporto proprio o di terziProcedure interne
DurabilitàData di scadenza o termine minimo di conservazione, e come è stata stabilitaProve interne, studi di shelf-life
EtichettaturaInformazioni riportate o fornite al bancoEtichetta, cartello, sistema di comunicazione allergeni
Criteri microbiologici applicabiliCategorie del Reg. (CE) 2073/2005 pertinentiAllegato I del regolamento

Due campi richiedono attenzione particolare. Gli allergeni vanno indicati con riferimento all’elenco legale dei 14 allergeni del Reg. 1169/2011, non con formule come “può contenere tracce di tutto”. La durabilità va motivata: il Reg. (CE) 2073/2005, all’art. 3, chiede agli operatori di condurre, se necessario, studi per verificare il rispetto dei criteri microbiologici per tutto il periodo di conservabilità, e l’Allegato II elenca il tipo di studi (testo su EUR-Lex).

Esempio svolto: la scheda delle lasagne di una gastronomia

Esempio: una gastronomia con laboratorio prepara lasagne alla bolognese. Le teglie vengono cotte in forno, abbattute, porzionate in vaschette, etichettate e vendute dal banco refrigerato, da rigenerare a casa; una parte viene servita calda al banco. È l’esempio che ritorna nelle altre pagine pratiche di questa sezione.

CampoLasagne alla bolognese (esempio)
DenominazioneLasagne alla bolognese in vaschetta, famiglia “primi cotti refrigerati”
IngredientiSfoglia all’uovo, ragù (carne macinata bovina e suina, passata di pomodoro, sedano, carota, cipolla, olio, vino rosso), besciamella (latte, burro, farina), formaggio grattugiato
AllergeniCereali contenenti glutine, uova, latte, sedano; solfiti da verificare in base alla quantità di vino nella ricetta e al residuo nel prodotto finito
Caratteristiche chimico-fisichepH prossimo alla neutralità e aw elevata: nessun ostacolo intrinseco alla crescita batterica (valori da confermare con un’analisi)
TrattamentiCottura del ragù, cottura in forno della teglia, abbattimento rapido
ConfezionamentoVaschetta per alimenti con film termosaldato, idonea al forno se indicato dal fornitore
ConservazioneRefrigerata, dal laboratorio al banco e dal banco al consumatore
DurabilitàData di scadenza (“da consumarsi entro”), fissata dall’impresa e supportata da prove di conservazione
DistribuzioneVendita diretta al banco; nessun trasporto a terzi
Criteri microbiologiciDa valutare se l’alimento è pronto al consumo e se può favorire la crescita di Listeria monocytogenes (categorie 1.2 o 1.3 dell’Allegato I del Reg. 2073/2005)

Cosa insegna l’esempio: il pH e l’aw non frenano nulla, quindi tutta la sicurezza dipende dai trattamenti termici e dalla catena del freddo. Questa sola riga orienta l’analisi dei pericoli verso cottura, raffreddamento e conservazione, cioè le fasi che diventeranno candidate CCP. Gli allergeni, invece, sono quattro certi e uno da verificare: un’informazione che deve arrivare identica all’etichetta e al personale di vendita.

Quali dati misurare e quali si possono ricavare

Non sempre servono analisi. Per molti prodotti tradizionali la letteratura e le guide di settore danno valori sufficienti per una valutazione prudente. L’analisi diventa necessaria quando il valore decide se un pericolo è significativo o quanto dura il prodotto.

  1. Prodotto con ricetta standard e nessun parametro “di barriera” (come le lasagne): basta indicare che pH e aw non ostacolano la crescita; un’analisi iniziale conferma il dato.
  2. Prodotto la cui sicurezza dipende da un parametro (conserve sott’olio acidificate, salse, prodotti essiccati): pH o aw vanno misurati e diventano spesso limiti critici; i valori di riferimento sono nella pagina sui limiti critici quantificati.
  3. Prodotto pronto al consumo con durabilità lunga: servono prove di conservazione, e per Listeria gli studi indicati dal Reg. 2073/2005.
  4. Prodotto nuovo o ricetta modificata: si rifà la scheda prima di metterlo in vendita.

Chi compila la scheda e quando si rivede

La scheda è compilata dalla squadra HACCP, ma i dati arrivano da persone diverse: le ricette dal cuoco o dal responsabile di produzione, le schede tecniche dall’ufficio acquisti, le analisi dal laboratorio esterno, le informazioni di etichetta da chi gestisce il banco. Conviene indicare sulla scheda chi è responsabile di ciascun campo, la data di compilazione e il numero di revisione.

La scheda va rivista ogni volta che cambia una di queste informazioni: ricetta, fornitore di un ingrediente o di un semilavorato, confezionamento, durabilità dichiarata, canale di vendita. Una regola semplice evita molte incoerenze: nessun prodotto nuovo o modificato va in vendita prima che la sua scheda sia aggiornata e che l’etichetta o il cartello allergeni siano stati confrontati con essa. Le versioni superate vanno conservate, perché documentano come il prodotto è cambiato nel tempo.

Un’ultima indicazione pratica: la scheda funziona meglio se sta su una sola pagina. Le informazioni di dettaglio (analisi complete, schede tecniche dei fornitori, studi di durabilità) si archiviano come allegati richiamati per nome, così la scheda resta leggibile e gli allegati possono essere aggiornati senza riscriverla.

Errori tipici rilevati nei controlli

  • Scheda unica “gastronomia” per decine di prodotti diversi, senza distinguere crudi, cotti e preparazioni a freddo.
  • Allergeni copiati da una ricetta vecchia: il fornitore del ragù o della sfoglia è cambiato, la scheda no.
  • Data di scadenza fissata per consuetudine, senza alcuna prova a supporto e uguale per tutti i prodotti.
  • Parametri chimico-fisici lasciati in bianco, che rendono impossibile motivare perché un pericolo microbiologico è o non è significativo.
  • Scheda prodotto incoerente con l’etichetta o con il cartello allergeni del banco.

La scheda si completa con l’indicazione di chi userà il prodotto e come, oggetto della guida sulla destinazione d’uso del prodotto. Con entrambe in mano si passa al diagramma di flusso e poi alla scheda di analisi dei pericoli.

Domande frequenti

Serve una scheda per ogni singolo prodotto?

No. Il Codex consente di raggruppare prodotti con caratteristiche e processo simili in una sola scheda. Il raggruppamento regge finché i pericoli e le misure di controllo sono gli stessi: se un prodotto ha un trattamento, un confezionamento o un uso previsto diverso, serve una scheda separata. Gli allergeni vanno comunque indicati ricetta per ricetta.

pH e attività dell’acqua vanno sempre analizzati in laboratorio?

Non sempre. Per prodotti la cui sicurezza non dipende da questi parametri, come i piatti cotti refrigerati, basta indicare che non ostacolano la crescita microbica, eventualmente confermandolo con un’analisi iniziale. Quando invece il pH o l’aw sono la barriera che rende sicuro il prodotto, il valore va misurato, registrato e tenuto sotto controllo.

Chi stabilisce la data di scadenza di un prodotto di gastronomia?

L’operatore del settore alimentare, che ne risponde. Il Reg. 1169/2011 prevede la data di scadenza per gli alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico. Il Reg. 2073/2005 chiede di dimostrare, se necessario con studi, che i criteri microbiologici sono rispettati fino al termine della durabilità dichiarata.

La scheda va aggiornata se cambio fornitore?

Sì, se il nuovo fornitore cambia ingredienti, allergeni o caratteristiche del semilavorato. Una sfoglia o un ragù acquistati con una ricetta diversa possono introdurre un allergene non previsto. L’art. 5 del Reg. 852/2004 chiede di rivedere le procedure quando cambiano prodotto, processo o una qualsiasi fase.