Pericoli alimentari

Epatite A negli alimenti: frutti di bosco, molluschi e HACCP

Epatite A di origine alimentare: incubazione lunga, molluschi e frutti di bosco surgelati, addetti contagiosi prima dei sintomi, cottura e misure HACCP.

Il virus dell’epatite A (HAV) è un virus enterico che si trasmette per via fecale-orale e può arrivare al consumatore con molluschi crudi, frutti di bosco surgelati, verdure e alimenti manipolati da persone infette. Ha un’incubazione lunga, fino a diverse settimane, e chi è infetto elimina il virus prima di avere sintomi: per questo l’esclusione dei malati da sola non basta.

Il virus e le sue caratteristiche

HAV appartiene alla famiglia Picornaviridae. Come il norovirus è privo di involucro, quindi resiste nell’ambiente, all’acidità e al congelamento, e non si moltiplica negli alimenti. È però più resistente al calore di molti altri virus enterici: trattamenti blandi come una scottatura rapida non ne garantiscono l’inattivazione, mentre la cottura completa o l’ebollizione sono efficaci.

CaratteristicaConseguenza per l’HACCP
Non cresce negli alimentiIl controllo della temperatura di conservazione non serve
Resiste al congelamentoI prodotti surgelati restano un veicolo
Relativamente resistente al caloreLa cottura va validata, non basta una scottatura
Eliminato prima dei sintomiUn addetto può contaminare senza sapere di essere malato
Incubazione lungaIl prodotto responsabile spesso non è più disponibile quando si indaga

Fonti e alimenti coinvolti

La fonte di tutte le contaminazioni è l’uomo: il virus arriva negli alimenti con acque reflue o con le mani di persone infette. I veicoli più frequenti sono:

  • molluschi bivalvi raccolti in acque contaminate e consumati crudi o poco cotti;
  • frutti di bosco e altra frutta morbida, soprattutto surgelati, contaminati con l’acqua di irrigazione o durante la raccolta manuale;
  • verdure a foglia ed erbe fresche consumate crude;
  • alimenti pronti manipolati da un addetto infetto: panini, insalate, dolci, guarnizioni;
  • acqua non potabile e ghiaccio prodotto con essa.

Tra il 2013 e il 2014 un focolaio europeo collegato a frutti di bosco surgelati ha causato centinaia di casi, la maggior parte in Italia. Da allora il pericolo è entrato nei piani di gelaterie, pasticcerie e industrie del surgelato: si vedano il piano HACCP per gelateria e la pagina sull’HACCP dei surgelati.

Malattia e gruppi a rischio

L’incubazione varia in genere da circa due a sette settimane. I sintomi comprendono febbre, stanchezza, perdita di appetito, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero. Nei bambini piccoli l’infezione è spesso lieve o asintomatica, mentre negli adulti la malattia può durare settimane e, raramente, evolvere in forma fulminante, soprattutto in anziani e in persone con malattie epatiche croniche.

La persona infetta è contagiosa già nelle due settimane circa che precedono la comparsa dell’ittero. È il motivo per cui l’epatite A è più difficile da controllare con la sola esclusione dal lavoro. Esiste un vaccino efficace; dopo un’esposizione accertata, l’autorità sanitaria può proporre la profilassi ai contatti. In Italia l’epatite A è una malattia a notifica obbligatoria e i casi sono indagati dall’ASL, che può risalire a un esercizio alimentare.

Requisiti di legge

Non esiste un criterio microbiologico di legge per HAV negli alimenti. Il Reg. CE 2073/2005 prevede per i molluschi bivalvi vivi criteri per E. coli e Salmonella, che indicano contaminazione fecale batterica ma non garantiscono l’assenza di virus.

Valgono gli obblighi generali. L’Allegato II, Capitolo VIII del Reg. CE 852/2004 vieta di manipolare alimenti a chi è affetto da malattie trasmissibili con gli alimenti o ne è portatore, e obbliga a segnalare malattia e sintomi. Il Reg. CE 178/2002 impone il ritiro degli alimenti a rischio, anche senza un limite numerico. La vaccinazione degli addetti non è un obbligo generale di legge per gli alimentaristi; può essere valutata con il medico competente o il servizio sanitario.

Misure di controllo nel piano HACCP

  1. Qualifica dei fornitori di molluschi: solo da centri di spedizione riconosciuti, con etichetta sanitaria conservata secondo le regole del settore.
  2. Frutti di bosco surgelati: trattamento termico prima dell’uso nei prodotti non cotti (portarli a ebollizione) oppure acquisto di purea o frutta già pastorizzata con specifica scritta.
  3. Cottura dei molluschi completa a cuore, non limitata all’apertura delle valve.
  4. Igiene delle mani rigorosa per tutti gli addetti agli alimenti pronti, indipendentemente dai sintomi.
  5. Procedura di segnalazione di ittero, febbre e disturbi gastrointestinali, e di contatti familiari con casi di epatite A, con valutazione insieme al servizio sanitario.
  6. Acqua potabile per lavaggio, ghiaccio e preparazioni.

La cottura e il trattamento termico dei frutti di bosco sono le uniche fasi che eliminano il virus e possono diventare CCP; tutte le altre misure sono prerequisiti. Le regole per il personale sono nella procedura per ferite e malattie.

Esempio svolto: semifreddo ai frutti di bosco

Esempio: una pasticceria prepara un semifreddo decorato con frutti di bosco surgelati, scongelati in frigorifero e disposti crudi sulla superficie. Il piano HACCP valutava solo Salmonella e Listeria, con CCP sulla pastorizzazione della base.

Nell’analisi dei pericoli aggiornata la decorazione diventa una fase critica: il prodotto non subisce trattamenti dopo la frutta e il pericolo HAV non è controllato. Il pasticcere ha due opzioni. La prima è cuocere i frutti in uno sciroppo portato a ebollizione, raffreddarli rapidamente e usarli come guarnizione; la fase diventa un CCP con limite “ebollizione raggiunta e mantenuta per il tempo stabilito”, registrato per lotto. La seconda è acquistare frutti di bosco pastorizzati, controllando l’etichetta a ogni ricevimento: in questo caso la misura è un prerequisito legato alla specifica d’acquisto.

In entrambi i casi la scelta va scritta nel piano, perché un ispettore che trova frutti di bosco crudi su un dessert chiederà come viene gestito il pericolo virale.

Verifica e analisi

La ricerca del virus si fa con metodi molecolari ed è usata soprattutto per molluschi, frutti di bosco e indagini su focolai. Per un’impresa la verifica efficace riguarda i documenti: registri di cottura, specifiche d’acquisto dei frutti di bosco, conservazione delle etichette dei molluschi, moduli di segnalazione e formazione del personale. In caso di allerta del sistema RASFF, la rintracciabilità dei lotti permette di ritirare rapidamente i prodotti coinvolti.

Domande frequenti

Il vaccino contro l’epatite A è obbligatorio per chi lavora con gli alimenti?

No, non esiste un obbligo generale per gli alimentaristi. Il vaccino è raccomandato ad alcuni gruppi a rischio e può essere valutato dall’impresa insieme al medico competente o al servizio sanitario, soprattutto per chi manipola grandi quantità di alimenti pronti. Non sostituisce l’igiene delle mani e la procedura di segnalazione delle malattie.

Perché i frutti di bosco surgelati vanno cotti?

Perché possono essere contaminati in campo o durante la raccolta e il congelamento conserva il virus. Il consumatore li percepisce come un prodotto pronto, ma molti produttori indicano di cuocerli prima del consumo. Nei prodotti professionali non cotti, come dolci, gelati e frullati, il pericolo va controllato con trattamento termico o acquisto di frutta già trattata.

Cosa fare se un dipendente scopre di avere l’epatite A?

Deve essere allontanato dalla manipolazione degli alimenti e la situazione va gestita con l’ASL, che valuta il rischio per i clienti e per i colleghi e può proporre la profilassi ai contatti. L’impresa deve fornire informazioni su turni, prodotti preparati e lotti, e rafforzare pulizia e igiene delle mani. La rintracciabilità facilita la valutazione.

L’impepata di cozze elimina il virus?

Solo se la cottura è completa. Le cozze si aprono molto prima che l’interno raggiunga temperature sufficienti, e una cottura breve in pentola affollata lascia molluschi poco riscaldati. Il piano deve indicare quantità per pentola, tempo minimo dopo l’apertura e un controllo a campione della temperatura al cuore, da validare per la propria attrezzatura.