Pericoli alimentari

E. coli STEC negli alimenti: carne trita, germogli e latte

E. coli STEC negli alimenti: fonti, sindrome emolitico-uremica, criterio del Reg. 2073/2005 sui germogli, CCP di cottura degli hamburger e prerequisiti.

Gli Escherichia coli produttori di Shiga-tossina (STEC, chiamati anche VTEC) sono ceppi patogeni di un batterio normalmente innocuo. Causano diarrea, spesso emorragica, e nei bambini possono provocare la sindrome emolitico-uremica, con danno renale. Le fonti principali sono carne bovina trita poco cotta, latte crudo, germogli e ortaggi crudi contaminati.

Che cosa sono gli E. coli STEC

E. coli vive normalmente nell’intestino dell’uomo e degli animali e la maggior parte dei ceppi non è patogena; la sua presenza negli alimenti è usata come indicatore di contaminazione fecale. Gli STEC sono ceppi che hanno acquisito i geni per produrre le Shiga-tossine (stx1, stx2), tossine che danneggiano i vasi sanguigni dell’intestino e del rene.

Il sierogruppo più noto è O157, ma una quota importante dei casi europei è dovuta ad altri sierogruppi, come O26, O103, O111, O145 e O104. Il serbatoio principale sono i ruminanti, soprattutto bovini, che portano il batterio nell’intestino senza ammalarsi e lo eliminano con le feci. Da qui la contaminazione passa alle carcasse durante la macellazione, al latte durante la mungitura, all’acqua e ai terreni coltivati.

Tre caratteristiche rendono gli STEC un pericolo serio anche quando la contaminazione è bassa:

  • la dose infettante è molto bassa, quindi poche cellule possono bastare;
  • alcuni ceppi tollerano ambienti acidi, sopravvivendo in alimenti fermentati e succhi non pastorizzati;
  • il batterio sopravvive a lungo in refrigerazione e congelamento, anche se non vi si moltiplica.

È invece sensibile al calore, come gli altri E. coli: una cottura completa e la pastorizzazione lo eliminano.

Alimenti coinvolti

AlimentoPerché è a rischioMisura di controllo principale
Carne bovina macinata, hamburgerla contaminazione superficiale viene distribuita all’interno con la macinaturacottura completa al cuore
Latte crudo e formaggi a latte crudocontaminazione fecale durante la mungiturapastorizzazione o igiene di mungitura e controlli
Germoglii semi contaminati germinano in condizioni calde e umidesemi controllati, stabilimenti riconosciuti
Ortaggi a foglia e frutti di bosco crudiirrigazione o concimazione con materiale contaminatobuone pratiche agricole, lavaggio
Succhi non pastorizzatiil batterio tollera l’aciditàpastorizzazione
Acqua non trattatacontaminazione da allevamentipotabilizzazione

Il caso dei germogli è emblematico: nel 2011 un grande focolaio in Germania e Francia, dovuto a E. coli O104:H4 e collegato a semi di fieno greco, ha portato a nuove regole europee su tracciabilità, riconoscimento degli stabilimenti e criteri microbiologici per questi prodotti.

La malattia e i gruppi a rischio

L’infezione si manifesta in genere dopo tre-quattro giorni, con un intervallo più ampio, con crampi addominali e diarrea che può diventare emorragica. In una parte dei pazienti, soprattutto bambini sotto i cinque anni e anziani, si sviluppa la sindrome emolitico-uremica (SEU), con anemia, calo delle piastrine e insufficienza renale acuta; è la principale causa di insufficienza renale acuta nell’infanzia e può lasciare danni permanenti. L’uso di antibiotici nella fase diarroica è in genere sconsigliato, perché può aumentare il rilascio di tossina.

La sorveglianza europea è sintetizzata ogni anno nel rapporto One Health di EFSA ed ECDC, dove le infezioni da STEC sono tra le zoonosi più segnalate dopo campylobatteriosi e salmonellosi. In Italia l’ISS coordina la sorveglianza della SEU in età pediatrica.

Il quadro di legge

Il Reg. CE 2073/2005 contiene un criterio di sicurezza alimentare specifico per gli STEC nei germogli: assenza in 25 g dei sierogruppi O157, O26, O111, O103, O145 e O104:H4, con campionamento previsto anche sui semi. Per le carni macinate il regolamento prevede invece un criterio di igiene di processo su E. coli generico, come indicatore di contaminazione fecale; non esiste un criterio STEC generalizzato per le carni, ma l’art. 14 del Reg. CE 178/2002 vieta comunque di immettere sul mercato alimenti a rischio. Le autorità competenti possono quindi considerare non sicura una carne destinata a essere consumata cruda o poco cotta in cui siano rilevati STEC patogeni. Il quadro generale dei criteri è spiegato nella scheda sul Reg. CE 2073/2005.

Controllo nel piano HACCP

MisuraNaturaEsempio di limite o regola da validare
Qualifica dei fornitori di carne bovina e lattePRPmacelli e caseifici riconosciuti, capitolato con requisiti microbiologici
Cottura di hamburger e carne macinataCCPalmeno 75 °C al cuore, nessuna parte rosata all’interno
Pastorizzazione del latteCCPbinomio tempo-temperatura validato e registrato
Separazione carne cruda e alimenti prontiPRPattrezzature e superfici dedicate
Lavaggio e disinfezione degli ortaggi da consumare crudiPRPprocedura scritta con disinfettante idoneo
Igiene del personalePRPesclusione di chi ha diarrea, lavaggio delle mani

Per la carne macinata la differenza con una bistecca è decisiva: in un pezzo intero la contaminazione resta in superficie ed è eliminata dalla rosolatura, mentre nell’hamburger viene distribuita all’interno. Per questo la cottura “al sangue” accettabile per una bistecca non lo è per un hamburger. Le regole per i produttori sono nella pagina sulle preparazioni di carne e la procedura per la cucina nella procedura di cottura.

Verifica e analisi

La ricerca degli STEC in laboratorio si basa sull’identificazione dei geni di virulenza e dei sierogruppi, secondo il metodo di riferimento EN ISO/TS 13136 o metodi validati equivalenti. Per gli operatori che producono germogli le analisi sono obbligatorie secondo il Reg. 2073/2005; per i produttori di carni macinate le analisi di E. coli generico come criterio di processo e la qualifica dei fornitori sono gli strumenti principali. In cucina la verifica è affidata alla taratura delle sonde e al riesame delle registrazioni di cottura.

Esempio: hamburger in un locale di street food

Esempio: un locale serve hamburger di manzo da 180 g, macinati dal fornitore, cotti alla piastra su richiesta del cliente. Il menu propone la cottura “media”. L’analisi dei pericoli individua STEC e Salmonella come pericoli significativi, perché la carne macinata non ha una superficie esterna su cui concentrare la cottura.

  1. Il piano fissa come CCP una temperatura al cuore validata, misurata con sonda sul primo hamburger di ogni turno e a campione durante il servizio.
  2. La dicitura “media” è eliminata dal menu. Macinare la carne al momento da tagli interi non basta a renderla sicura, perché la macinatura porta all’interno la contaminazione della superficie: un hamburger non ben cotto è accettabile solo con controlli specifici e validati, come un trattamento della superficie dei tagli prima della macinatura (scottatura e rifilatura) o un fornitore con controlli rigorosi lungo tutta la filiera, sul modello delle indicazioni della Food Standards Agency, e con una valutazione del rischio documentata.
  3. Pinze e spatole usate per la carne cruda non toccano il panino né la carne cotta.
  4. Il personale riceve istruzioni per la richiesta di un cliente di un hamburger al sangue.

Domande frequenti

Perché l’hamburger va cotto completamente e la bistecca no?

Nel muscolo intero gli STEC si trovano in superficie, dove la rosolatura li elimina anche se l’interno resta rosa. La macinatura porta invece la contaminazione superficiale all’interno dell’impasto. Un hamburger cotto al sangue può quindi contenere batteri vivi al centro. Per questo i piani di autocontrollo prevedono la cottura completa delle carni macinate, verificata con termometro a sonda.

Qual è la differenza tra STEC e VTEC?

Sono due sigle per lo stesso gruppo di batteri. STEC significa E. coli produttore di Shiga-tossina, VTEC E. coli produttore di verocitotossina, dal nome delle cellule su cui la tossina fu studiata. Le tossine sono le stesse. La sigla STEC è oggi la più usata nei documenti europei, mentre VTEC compare ancora in molti testi italiani.

Il latte crudo è pericoloso per gli STEC?

Il latte crudo può contenere STEC derivati da contaminazione fecale durante la mungitura, anche in allevamenti ben gestiti. La pastorizzazione elimina il batterio. Per questo le autorità sanitarie raccomandano di consumare il latte crudo solo dopo bollitura, soprattutto per bambini, donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse, e di valutare con attenzione i formaggi freschi a latte crudo.

Esistono criteri di legge per gli STEC?

Il Reg. CE 2073/2005 fissa un criterio di sicurezza solo per i germogli: assenza in 25 g di sei sierogruppi (O157, O26, O111, O103, O145, O104:H4). Per le altre categorie non c’è un criterio specifico, ma resta il divieto generale di immettere sul mercato alimenti a rischio previsto dall’art. 14 del Reg. CE 178/2002.