Temperature e conservazione

Conservazione del pesce fresco: ghiaccio e temperature

Pesce fresco: temperatura del ghiaccio fondente (Reg. CE 853/2004), banco e cella, istamina e Anisakis, decongelati, controlli e rilievi in ispezione.

Il pesce fresco si conserva a una temperatura prossima a quella del ghiaccio fondente, cioè intorno a 0 °C: lo impone il Reg. CE 853/2004 per i prodotti della pesca freschi, decongelati non trasformati e per crostacei e molluschi cotti e refrigerati. Il metodo pratico è il ghiaccio a scaglie, sopra e sotto il prodotto, con scolo dell’acqua di fusione.

Cosa dice la norma

L’Allegato III, Sezione VIII, del Reg. CE 853/2004 disciplina i prodotti della pesca. Per i prodotti freschi la regola non è espressa in gradi ma come condizione fisica: la temperatura deve avvicinarsi a quella del ghiaccio fondente. Lo stesso criterio vale per i prodotti decongelati non trasformati e per crostacei e molluschi cotti e refrigerati. I prodotti congelati vanno mantenuti a una temperatura non superiore a -18 °C in ogni parte della massa.

La formula del ghiaccio fondente è più severa di un generico “frigorifero a +4 °C”: un banco ventilato a +3 °C rispetta l’idea di refrigerazione, ma non quella del regolamento. Il testo si consulta dalla scheda EUR-Lex del Reg. CE 853/2004. Anche nel commercio al dettaglio, escluso dall’853 in via generale, il riferimento resta questo.

ProdottoRequisito di leggeEsempio di gestione (da validare)
Pesce fresco intero o in filettitemperatura prossima al ghiaccio fondenteghiaccio a scaglie, cella 0/+2 °C
Prodotti decongelati non trasformaticome il frescoghiaccio, durata breve fissata nel piano
Crostacei e molluschi cotti refrigeraticome il frescocontenitore chiuso su ghiaccio
Prodotti congelatinon oltre -18 °Ccongelatore -18/-22 °C
Molluschi bivalvi vivitemperatura che non ne comprometta sicurezza e vitalità (Sez. VII)confezione chiusa in cella fresca, non reimmersi in acqua né spruzzati dopo il confezionamento

Perché il pesce richiede più freddo della carne

Il muscolo del pesce contiene poco tessuto connettivo, molta acqua e azoto non proteico; i batteri alteranti tipici dell’ambiente marino sono psicrotrofi, adattati a crescere al freddo. Ogni grado sopra lo zero accelera in modo marcato l’alterazione: per questo un pesce tenuto a +4 °C perde freschezza molto prima di uno tenuto in ghiaccio.

Il freddo serve anche contro un pericolo chimico specifico, l’istamina. Nelle specie ricche di istidina (tonno, sgombro, sardina, acciuga, alalunga) i batteri trasformano l’istidina in istamina quando il pesce resta caldo dopo la cattura o lungo la filiera. L’istamina non si distrugge con la cottura né con il congelamento. Il Reg. CE 2073/2005 fissa per queste specie un criterio di sicurezza con 9 campioni, m = 100 mg/kg e M = 200 mg/kg.

Anisakis e pesce da consumare crudo

Il freddo positivo non agisce sui parassiti. Le larve di Anisakis si inattivano solo con la cottura o con il congelamento: per i prodotti da consumare crudi, marinati o poco cotti il Reg. CE 853/2004 (modificato dal Reg. UE 1276/2011) richiede un trattamento a -20 °C per almeno 24 ore oppure a -35 °C per almeno 15 ore, in ogni parte del prodotto. Il trattamento è un passaggio di processo, non di semplice conservazione, e va registrato.

Lo stesso Allegato III, Sezione VIII, Capitolo III, parte D, prevede però esenzioni: non serve il trattamento per i prodotti destinati a una cottura che uccide i parassiti, per quelli già conservati congelati abbastanza a lungo, per le catture di zone di pesca che l’autorità competente ha riconosciuto prive di rischio parassitario e per i prodotti d’acquacoltura allevati e alimentati secondo le condizioni previste (ad esempio mangimi privi di parassiti vivi). Per le ultime due esenzioni il prodotto deve arrivare con la documentazione del fornitore che attesta l’origine e il rispetto delle condizioni: senza quel documento, il pesce da servire crudo va bonificato. I dettagli sono nella scheda sull’Anisakis.

Come si conserva: regole operative

  1. Al ricevimento, controllare la presenza di ghiaccio nel collo, misurare la temperatura del prodotto e valutare i caratteri di freschezza (occhio, branchie, odore, consistenza).
  2. Trasferire subito in cella o nel banco, in contenitori forati che permettano lo scolo dell’acqua di fusione: il pesce non deve restare a bagno.
  3. Coprire con ghiaccio a scaglie fatto con acqua potabile e rinnovarlo durante la giornata.
  4. Separare il pesce dagli altri alimenti e i prodotti crudi da quelli cotti o pronti.
  5. Identificare i prodotti decongelati, che non vanno ricongelati, e i prodotti già bonificati per il consumo crudo.
  6. Eviscerare quanto prima le specie per cui il piano lo prevede.
  7. Registrare le temperature di cella e banco e annotare gli scarti.

La gestione completa di una rivendita è nella checklist pescheria; per laboratori e ristoranti si veda il piano HACCP per il pesce.

Banco espositore e vendita

Il banco del pesce deve mantenere il prodotto immerso nel ghiaccio, non solo raffreddato ad aria. Il ghiaccio va prodotto con acqua potabile, conservato in contenitori puliti e chiusi, e la macchina del ghiaccio rientra nel piano di pulizia. Il pesce decongelato venduto come tale deve riportare l’indicazione “decongelato” in base all’Allegato VI del Reg. UE 1169/2011, con le eccezioni lì previste.

Controlli e indicatori di freschezza

CaratterePesce frescoPesce da scartare
Occhioconvesso, cornea trasparenteinfossato, opaco, lattiginoso
Branchierosso vivo, umide, odore marinobrune o grigie, muco denso, odore acre
Pellebrillante, muco trasparentespenta, muco torbido o giallastro
Carnesoda, elastica, non trattiene l’improntamolle, si stacca dalla lisca
Odoredi mare o algheammoniacale, putrido

La valutazione sensoriale non rileva l’istamina, che può essere presente anche in un pesce di aspetto accettabile se la catena del freddo si è interrotta a monte. Per le specie a rischio contano soprattutto la qualifica del fornitore e le temperature registrate.

Rilievi tipici in ispezione

  • Pesce disposto su vassoi in banco refrigerato ad aria, senza ghiaccio.
  • Prodotto immerso nell’acqua di fusione, senza scolo.
  • Ghiaccio prelevato con mani nude o conservato in secchi aperti.
  • Pesce per crudi senza registrazione del trattamento di bonifica.
  • Decongelato esposto senza indicazione per il consumatore.

Esempio applicato

Esempio: un ristorante di cucina di mare riceve ogni mattina 15 kg di pesce in cassette con ghiaccio. Il piano prevede misura a campione con sonda (obiettivo interno: non oltre +2 °C, valore da validare), trasferimento in cella a 0/+2 °C in bacinelle forate coperte di ghiaccio e uso entro la durata interna indicata nel piano. Il tonno per la tartare viene acquistato già trattato contro Anisakis con documento del fornitore, oppure congelato in abbattitore a -20 °C per 24 ore con stampa del ciclo allegata al registro.

Domande frequenti

A quanti gradi va conservato il pesce fresco?

La norma non indica un numero ma la temperatura del ghiaccio fondente, cioè circa 0 °C. In pratica si usa ghiaccio a scaglie in cella o banco, con molti operatori che fissano un limite interno di +2 °C sul prodotto. Un frigorifero a +4 °C senza ghiaccio non rispetta il requisito.

Il pesce decongelato si può ricongelare?

Il pesce decongelato crudo non va ricongelato: ogni ciclo peggiora qualità e carica microbica. Può invece essere cotto e la preparazione cotta può essere congelata, se il piano lo prevede e il prodotto è gestito con raffreddamento rapido ed etichetta. Il decongelato va conservato come il fresco, alla temperatura del ghiaccio fondente.

La cottura elimina l’istamina?

No. L’istamina resiste alla cottura, al congelamento e alla sterilizzazione. L’unico modo per prevenirla è mantenere il pesce freddo dalla cattura al consumo e acquistare da fornitori affidabili. Se un lotto di tonno ha subito una rottura della catena del freddo, va scartato anche se l’aspetto è buono.

Il ghiaccio del banco deve essere potabile?

Sì. Il Reg. CE 852/2004 richiede che il ghiaccio a contatto con gli alimenti sia ottenuto da acqua potabile e prodotto, maneggiato e conservato in modo da evitare contaminazioni. Per i prodotti della pesca interi l’853 ammette in alcune fasi anche acqua pulita, ma in un negozio o ristorante si usa acqua potabile.